The 69 Eyes + Speed Stroke: Campus Industry Music

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Speed Stroke. Foo di Mrs.Lovett

Maltempo, alluvioni e perfino neve fuori stagione non hanno fermato i vampiri di Helsinki, attesi al Campus Industry Music di Parma per l’unica data italiana, parte del tour celebrativo per il trentennale di una band che forse non ha fatto la storia, ma dai primi anni ’90 appassiona e diverte un seguito di fans affezionati e fedeli. I 69 Eyes di certo hanno in Finlandia una fama assai maggiore che nel resto del mondo, tuttavia il loro gothic rock accattivante, per non dire ‘ficcante’, ‘pilotato’ dall’innegabile carisma del bel tenebroso Jyrki, ha regalato anche a seguaci di altri paesi molti momenti piacevoli. L’occasione di Parma si presentava abbastanza stuzzicante da tentare qualche fan di vecchia data, che ha quindi scelto di sfidare il meteo per raggiungere il Campus Industry Music, club giustamente prestigioso, spesso sede di rilevanti manifestazioni musicali. Il locale, sicuramente all’altezza quanto a funzionalità e acustica, non è apparso del tutto pieno, forse proprio a causa del maltempo che, come accennato, flagellava da giorni la zona e ha scoraggiato le partenze: poco male, giacchè la circostanza ci ha consentito di conquistare, al suo interno, una posizione piuttosto favorevole, non distante dal palco.

La serata prevedeva, prima dell’esibizione dei nostri, l’apertura con la band emiliana Speed Stroke, di cui, naturalmente, sapevamo poco o niente: cinque giovani vispi e niente affatto sprovveduti dal momento che, così si legge, sono in circolazione dal 2010 e, proprio in questi giorni, hanno raggiunto il traguardo del terzo album. Il loro stile si può avvicinare all’hard rock e all’heavy metal, dei quali riproducono molti ‘topoi’, oltre all’atteggiamento tipicamente ‘fracassone’ e, per così dire, intemperante: il gruppo, per quasi un’ora, ha intrattenuto simpaticamente il pubblico – ove erano presenti numerosi loro fan – con un ‘chiassoso’ repertorio, ma si sono modestamente ritirati alle 21 per far posto a quelli che essi stessi hanno definito i ‘principi dell’oscurità’. L’arrivo di questi ultimi ha richiesto, ovviamente, ben mezz’ora di preparazione finchè, alle 21,30… eccoli!

The 69 Eyes. Foto di Mrs.Lovett

I 69 Eyes, insieme dai primi anni ’90 con la medesima line-up, funzionano come un meccanismo perfettamente rodato. Jyrki sembra nato per essere il ‘gotico’ frontman di una gothic rock band e ha monopolizzato immediatamente l’attenzione: fluente chioma nera, occhiali da sole e scheletro sul giubbotto, il nostro è apparso in forma e comunicativo e il fatto che gli anni l’abbiano un po’ appesantito non ha turbato il pubblico femminile, pronto a ‘festeggiarlo’ con l’abituale entusiasmo. La scaletta, pensata presumibilmente per celebrare, come si diceva, un importante traguardo per la band, era già nota dalle precedenti date e, a parte qualche piccola omissione, includeva effettivamente i pezzi migliori degli album migliori, oltre a una scelta dei brani significativi dell’ultimo West End. L’efficacissimo esordio, “Two Horns Up” che, sul disco, si avvaleva del contributo di Dany Filth, ha subito scaldato gli animi e non è mancato l’afflato vagamente diabolico presente nella versione in studio. Da lì è stato un crescendo: con un sound tiratissimo per l’occasione ma davvero convincente, le amatissime “Never Say Die”, “Crashing High”, “Wasting the Dawn”, “The Chair” si sono susseguite, in alternanza con le hit recenti, come “Cheyenna” o “Hell has no Mercy”, in una gioiosa frenesia rock che ha toccato il culmine con “Brandon Lee”, il brano che ha concluso lo show.

La forza di coinvolgimento della band è stata assoluta e se qualche ‘papera’, qua e là, è sfuggita, più che altro al comunque volenteroso chitarrista Bazie, non è stato un gran danno: i 69 Eyes hanno saputo trasmettere energia, vitalità e piacere di fare musica, donando a una platea molto variegata circa due ore di godimento sfrenato. La ciliegina sulla torta sono stati i quattro bis, uno in più rispetto ai concerti passati: “Dance d’Amour” e “Lost Boys”, personalmente, mi hanno quasi provocato l’infarto e mi hanno consolato della mancanza di brani storici come “Gothic Girl”, inaspettatamente esclusi dalla selezione. Neanche la pioggia torrenziale all’uscita e la neve sulla Cisa hanno potuto smorzare emozioni così intense… I vampiri di Helsinki ci hanno lasciato euforici, con la voglia di averne ancora e ancora.

Foto di Mrs.Lovett

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