John Niven: Uccidi i tuoi amici

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Meglio non essere amici, di Steven Stelfox.

Anni ’90. Epoca d’oro del mercato discografico. Guadagni facili, eccessi, ascese e cadute repentine. Etichette, A&R, talent scout, manager. Budget milionari. Classifiche di vendita sbancate. Ad un passo dalla fine. Rovinosa.

Un anno, dodici capitoli della (strana) vita di Steven Stelfox. Rampante talent scout di una etichetta che si trova (non per propri meriti, non ne ha!) esattamente al centro dell’esplosione del mercato discografico, l’ultima espansione. Inghilterra, gli anni del brit-pop. Ma anche delle pop-star, delle boy/girl-band. Un “ieri” ormai lontanissimo.

John Niven quell’epoca l’ha vissuta in prima persona. Poi ha fatto un passo indietro e si è dato alla scrittura. Pubblicando libri di successo. Lo ha fatto un attimo prima di venir travolto dalla rovina del sistema. Dall’impensabile disfatta di un mondo (finto) dorato che pareva destinato a sopravvivere anche a sé stesso. Esordì nel 2008 proprio con Uccidi i tuoi amici, subito successo destinato a venir replicato dai titoli che seguirono. Ora disponibile anche in Italia, grazie ad Einaudi (per la collana “Stile Libero Big”), Uccidi i tuoi amici è il diario, frammentato, assurdo, folle, della vita, di un anno di vita, di Steven Stelfox. Alter-ego di Niven? Niven stesso? Almeno per gli omicidi (ovvero i suicidi “indotti”), speriamo trattasi solo di fantasia. Ma in quel mondo di avidi drogati/alcolizzati, presi nel mezzo di un meccanismo infernale ove successo ed insuccesso sono lembi che si toccano, ed ove l’unica possibilità di sopravvivenza è lottare, con ogni mezzo, meglio se estremo, illegale non importa, probabilmente molto di quanto narrato, con stile asciutto e scorrevole, da Niven è realmente accaduto.

John Stelfox è una bestia, nel vero senso della parola. Mosso da un istinto primordiale, di musica non capisce nulla ma in fine, dopo aver tolto di mezzo i suoi diretti rivali, otterrà il successo, la posizione che bramava. Per lui non esistono etica, correttezza, affetto, condivisione, compassione. L’unica sua paura è… fallire. Affonda i suoi sentimenti nell’alcol, nella droga, in pratiche sessuali abominevoli. Alla fine uscirà indenne, e pure vincitore… Quando te lo aspetteresti in galera, condannato per uno o tutti i crimini dei quali si è macchiato, eccolo invece ricoprire un incarico di prestigio all’interno della “sua” label. Incredibile. La vita e la morte (degli altri) per lui contano nulla. Da’ peso solo al suo obiettivo, alla meta che si è prefissato.

Niven cita con disinvoltura nomi (di gruppi o di singoli) reali, situazioni alle quali ha effettivamente assistito. Trincia giudizi taglienti, tombali, si attira le ire dei coinvolti ma le schiva con noncuranza. Proprio come farebbe Steven Stelfox. Dipinge quadri memorabili di depravazione e disfacimento, ma lo fa con un distacco che lo mette al riparo da qualsiasi accusa. Poi più di qualcuno (soprattutto “qualcuna”) se l’è presa… a morte. Rimane però da constatare che Uccidi i tuoi amici il successo lo ha ottenuto. Aprendo le porte ad una carriera rinnovata. Salvando il suo Autore dalla implosione di quel mercato che lui stesso ha alimentato. Promettendo, illudendo. Polverizzando capitali, scommettendo su inetti, ma pure, magari solo una volta tanto, vedendoci giusto. Ed in quegli anni, per vendere, bastava poco.

Tutto è finito. Il mercato discografico non esiste più. Che senso ha oggi parlare di major, di etichette? Cannibalizzazione. Poi, voi che leggete Ver Sacrum lo sapete, si è imposto un altro modello. Quello delle label di nicchia, piccole, efficienti, attente ai gusti di un limitato ma fedele numero di fruitori.

E Steven Stelfox, che fine avrà fatto? Forse sta scrivendo le sue memorie, tanto di musica non ne capisce nulla.

John Niven: Uccidi i tuoi amici

Einaudi Stile Libero Big

Pagg. 350

Euro 18,50

www.einaudi.it

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