The Manifesto: Maximilien

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Il suono scattante, nervoso, tagliente dei The Manifesto ben si sposa al concept lirico che fa da colonna portante del loro esordio discografico, Maximilien. Un inno alla ribellione, prendendo ad esempio Maximilien de Robespierre, figura cha abbiamo imparato a conoscere, amare o detestare fin dai tempi per me ormai lontani della Scuola. Maximilien non impone ritmiche forsennate e nemmeno ricorre all’impatto; di tutt’altra pasta sonora sono fatte le otto tracce che lo compongono, un suono (stavo scrivendo un Sound… proprio con la maiuscola!) che risale indietro nel tempo a fine settanta/inizi ottanta, ma che si rifrange in rivoli shoegaze e perfino alterna/rock e che fa da sfondo per le voci di Massimiliano Gardini (anche chitarra) e Michele Morandi (anche basso). L’apparente scarsità di mezzi potrebbe ingannare, a tratti l’impasto (oggi va così… c’è una torta che sta lievitando, accanto al mio pc…) si fa più denso, più scuro, introverso(“Weekend”): ecco che il basso di Michele Morandi e la batteria di Stefano Bombardini (batteria) incidono con i rispettivi strumenti sul tessuto del brano, donandogli carattere e corpo; fuliggine grunge che ricopre un corpo post-punk putrescente. Per essere una “prima”, Maximilien denota più luci (decisamente) che ombre, alcuni elementi vanno “registrati” (a proposito, buona la produzione curata da Matteo Rossi ai ravennati Seahorse Studio), ma possiamo decisamente accontentarci. 

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