Si ritrovano con piacere le sonorità pure, eteree, talvolta addirittura impalpabili di Silence in the Snow – Cyn M.e Andy Z – giunti quest’anno al secondo album a distanza di circa due anni dal precedente Break in the Skin. Il nuovo Levitation Chamber sembra proprio rispecchiare i colori, la leggerezza e la ‘temperatura’ della neve che compare nel monicker scelto dai due: negli sbiaditi e solitari paesaggi celebrati da Silence in the Snow è la malinconia ad apparire dominante insieme ad un senso di abbandono che risulta più seducente di qualunque sensualità. La musica di Levitation Chamber, come già si disse a proposito di Break in the Skin , non è certo una creazione originale ma possiede la qualità intensa del sogno e della sospensione, tanto da rappresentare un ascolto piacevole, da godere in privato e senza fretta. Il disco contiene sette tracce, tutte di livello apprezzabile, caratterizzate da una maturità di ispirazione che, rispetto al passato, fa decisamente la differenza. Si comincia con “Time Will Tell You Nothing” e le sue tetre sonorità cadenzate, dal sapore solenne, vagamente lugubre. Subito dopo, “Smoke Signals” opta per una ritmica più ‘galoppante’, dai tratti tribali, ma si fa apprezzare anche la chitarra ‘wave’ e, a seguire, “Crystal Spear” uno degli episodi più dark, lascia emergere le tonalità vocali vibranti e ricche di pathos di Cyn M.; “Garden of Echoes” accelera nuovamente, strizzando l’occhi al dancefloor. Infine, bypassato il clima assai depresso di “In the Dark” e “Cruel Ends”, “Dread the Low” conclude con un acme emotivo e la prestazione più rilevante di Cyn M. un album di suggestione notevole, che ci sentiamo di consigliare.