Tr/st (Trust): The Destroyer – 2

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The Destroyer – 2 riprende il filo del discorso dove The Destroyer – 1 l’aveva lasciato, ed è subito chiaro che Robert Alfons è ancora una volta in stato di grazia: i suoni morbidi e avvolgenti, mai leziosi, disegnano paesaggi foschi e meditativi, non necessariamente freddi ma anzi, dominati da un mood armonioso e piacevole, con ritmi generalmente moderati; in pratica un album raffinato ma accessibile, molto più vicino al dream-pop che all’industrial, e che si ascolta decisamente volentieri. Il songwriting appare talvolta così ‘intimo’ e ispirato da lasciar intravedere, in varie occasioni, momenti di poesia lieve ma autentica. La prima traccia, “Enduring Chill”, rappresenta un’apertura insolita, con dense tessiture elettroniche e note al piano inizialmente ricche di echi, poi limpide e malinconiche: l’atmosfera, qui, è piuttosto tetra e, di certo, non delle più briose. Quindi con la bella “Iris” – la prima ad essere composta per questo disco, come riferisce lo stesso Alfons – arriva una ritmica assai più vivace e un paesaggio rischiarato da suoni accattivanti ed emozionali, che contrastano con il clima più mesto e introverso della seguente “Darling”. Poi, “cor”, conserva i colori oscuri arricchendoli di dissonanze e combinazioni sonore inedite e intriganti, mentre la title track si concede un momento, per così dire, orecchiabile nel segno del synth-pop, ma caratterizzato da un’eleganza assoluta; la strumentale “Shame”, uno degli episodi migliori, ci ‘ammansisce’ con uno scenario sognante e un po’ evanescente, quasi incantato. Infine, bypassata la delicata suggestione di “The Stain”, troviamo un altro capolavoro di raffinatezza, “Slow Burn” cui collabora anche Maya Postepski: una trama complessa e variegata eppure seducente, che regge senza sbavature per oltre sei minuti, abbinata al canto gentile, conclude nel migliore dei modi un album che conferma il giudizio positivo espresso non solo da noi su TR/ST.

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