Deca: Dark Demo

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Il 2020 ci porta nuove anche da Federico De Caroli, in arte Deca, che ci ha concesso di ascoltarle in anteprima e di presentarle ai nostri lettori: in febbraio verrà infatti messo all’asta, con il titolo Dark Demo, l’unico esemplare stampato su vinile lo scorso dicembre di un’opera ad oggi ancora inedita ma che, come composizione, risale agli anni ’80, ovvero ad un periodo di grande sperimentazione per il musicista probabilmente ancora alla ricerca della propria ‘cifra’. Dark Demo si colloca temporalmente nella stagione di Synthetic Lips e Oniric Warp – mentre il più noto Claustrophobia usciva poco dopo – ma i fan di Deca vi ritroveranno solo echi di quegli album: si tratta di due suite unitarie, ”Spider” e “Pyramid”, frutto, come ci riferisce l’autore, di registrazioni sperimentali realizzate – all’interno degli studi che allora frequentava – con le tastiere e soprattutto con i registratori a bobina, ‘giocando’ con le diverse velocità e le sovrapposizioni e manipolando, in parte, materiale già inciso in precedenza. Considerata dunque l’origine di questa musica, si potrebbe pensare si tratti di una raccolta frammentaria di suoni abbinati a caso, ma non è così: Dark Demo risulta infatti estremamente coerente e compatto, ancorato tutto il tempo ad un ‘filo’ intimo che ne traccia lo svolgimento, come un vero e proprio itinerario, il susseguirsi di visioni a partire da un esordio che non si ‘scopre’ verso una discesa lenta in scenari complessi ed angosciati. Come tanti suoi ‘esegeti’ hanno evidenziato negli anni – e lo stesso Deca non ha esitato ad ammetterlo – l’ispirazione di molti dei suoi primi lavori è connessa con la ‘Kosmische Musik’ dalla quale, anche in questo caso, potrebbe essere mutuato l’ampio respiro di vari passaggi: ma da qui alle scelte legate ai canoni dell’ambient più oscuro il passo è breve e, nel volgere di secondi, il clima si ‘addensa’ sfuggendo alla ‘guida’ e lasciando lo ‘spazio’ per imboccare strade più grigie e ‘metalliche’o con inattese derive ‘goticheggianti’; altrove il contesto minimale si arricchisce di infinite variazioni posizionate in assoluta libertà. Tutte le caratteristiche indicate si evidenziano nella prima suite che si conclude, dopo questo percorso articolato, con tetre sonorità ambient. La seconda parte si apre su un paesaggio ‘asciutto’ ma non certo piatto: se i colori restano assai tenebrosi, vi si riconosce quasi una disposizione ‘meditativa’ e spirituale non priva di affinità con la ‘sostanza dei sogni’, quella di cui, secondo Shakespeare, noi siamo fatti; del resto, come si sa, con i sogni anche Deca ha una notevole familiarità. La ‘formula’  ambient viene mantenuta ma assume connotati più sinistri per occasionali rumorismi e singolari effetti di voce: il sogno pare trasformarsi in incubo e se gli ampi orizzonti sbiadiscono, qui David Lynch potrebbe trovarsi a suo agio. La chiusa cresce poi in solennità regalando un finale quasi agghiacciante. Dark Demo si rivela un ascolto di enorme interesse, un tassello importante nella carriera di un musicista che ha raggiunto in seguito traguardi di rilievo ma ha mostrato fin dagli esordi il piglio innovativo proprio dei grandi talenti. Un’ultima curiosità: l’unico esemplare di Dark Demo è autografato all’interno, ‘marchiato’ con l’impronta digitale dell’autore e, sul vinile, sono incisi due particolari grafemi. Non è certo questa la sola ragione per aggiudicarsi una simile rarità, le cui modalità di vendita saranno comunicate direttamente da Deca sulla sua pagina Facebook.

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