Gianluca Becuzzi: The Bunker Years (2006-2014)

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Nuova uscita per Gianluca Becuzzi, storico sperimentatore italiano attivo fin dagli anni ’80. Col tempo, Becuzzi ha plasmato un linguaggio musicale nel solco di un’elettronica isolazionista. Per certi versi la sua ricerca è simile ad alcune delle ultime cose di Simon Balestrazzi. Negli ultimi anni l’artista livornese ha pubblicato diversi lavori: in particolare ho apprezzato la 2 collaborazioni con Massimo Olla RedruM e TheenD. Ora esce una sorta di antologia che raccoglie materiale registrato fra il 2006 e il 2014. Il disco si intitola, in maniera programmatica, The Bunker Years (2006-2014) e rappresenta un po’ una “summa” della sua arte.

Il titolo fa riferimento alle costruzioni belliche usate dai soldati come riparo durante la seconda guerra mondiale. Il grande scrittore di fantascienza James Graham Ballard in La Mostra delle atrocità ha scritto le seguenti parole per descrivere la loro presenza spettrale e straniante nel nostro paesaggio: “E più strani ancora sono i bunker nazisti del Vallo atlantico, molti dei quali sono ancora in piedi, e più grandi di quello che ci si aspetti. Cattedrali dell’era spaziale, essi sfidano il paesaggio circostante come linee di cavalieri teutonici, e sono ottimi esempi di architettura criptica, in cui la forma non rivela più la sua funzione. Sembrano contenere i codici di qualche misterioso processo mentale. A Utah Beach, la striscia più deserta della costa della Normandia, si ergono sulla sabbia bagnata, più vecchi del pianeta. Durante le visite che facevamo con il mio agente e con sua moglie ero solito fotografarli ossessivamente”. Becuzzi ha inteso il bunker come metafora del proprio isolamento nei confronti della società moderna e delle sue brutture e volgarità. C’è qualcosa della visione esistenziale di un artista come Douglas P. dei Death In June.

Musicalmente il disco è stupendo: le ambientazioni sono dense, magmatiche e claustrofobiche. È un suono liquido, ondulato e minimale che si muove in territori elettroacustici ed elettronici. L’iniziale “The Rule Of The Shadows” con i suoi rimbombi crea una dimensione acustica bizzarra e difficile da decifrare. La successiva “Maybe One Night In Rome” è molto oscura e mi ha ricordato un disco seminale come Stalker di Robert Rich e Lustmord. I clangori di “Obsolescence” ci trasportano molto vicini ad un imminente Apocalisse. “Requiem For J. Baudrillard (And The Post Modern Age)” è probabilmente il capolavoro del disco: un “drone” spaziale riesce a creare piano piano un’atmosfera sacrale e mistica. I ronzii di “Drowning In A Sea Of Memories” riescono realmente a risvegliare ricordi ancestrali sepolti nel nostro inconscio come scriveva Carl Gustav Jung. Chiude “Until The End Of All” con cupe rifrazioni cosmiche provenienti da qualche abisso temporale al di là dela nostra comprensione. Disponibile su Bandcamp: https://gianlucabecuzzi.bandcamp.com/album/the-bunker-years-2006-2014.

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