Karma Shock: Human Landscape

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Progetto milanese di recente formazione, i Karma Shock – Piero Cocozza e Antonio Induddi – hanno pubblicato lo scorso anno il debut album intitolato Human Landscape. Nonostante il riferimento ‘esotico’ alla legge del Karma contenuto nel moniker, la musica del duo si ricollega ad una tradizione assai vicina a noi, creando una versione dello stile synthwave piuttosto cupa, scandita com’è dal basso potente di Induddi, e caratterizzata da una parte elettronica dalle tinte inquiete e fantasiose al tempo stesso. Niente di nuovo sotto il sole, bisogna dirlo, ma parliamo di una formula che i Karma Shock usano con notevole abilità e che, in ogni caso, a molti di noi dice e dirà sempre qualcosa. Si comincia con “My Secret World” una delle più orecchiabili e ‘danzerecce’, dal motivo comunque gradevole e accattivante. Subito dopo, “The Pain” è definita da un basso decisamente di carattere, che contribuisce ad ‘addensare’ l’atmosfera e “Finally” esordisce con sonorità ‘futuribili’ e voci ‘robotiche, che ricorrono anche più in là, optando quindi per un canto malinconico e mediativo e un andamento più lento e cadenzato; “Dance With Myself” strizza l’occhio ai Depeche Mode migliori sfornando un ritmo godibile e un altro motivo ‘ammiccante’. Poi. “This is not a Way”, uno degli episodi migliori, ci fa sprofondare nello ‘spleen’ con le sue fosche ed evocative note sintetiche e anche la voce di Cocozza merita un plauso. La conclusione è lasciata a “Work”, più vicina all’electro: un congedo dai colori plumbei che ci lascia ben sperare per i prossimi sviluppi.

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