Monica Richards, Anthony Jones: Aestuarium

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Il connubio fra Monica Richards e Anthony Jones continua a produrre frutti: ecco allora l’album Aestuarium, nel quale i due, visto anche il successo delle loro esibizioni live, sviluppano ulteriormente l’operazione già intrapresa nell’ Ep Syzygy, ovvero unire o rivedere brani del repertorio di ciascuno – curiosamente anche nel titolo! – allo scopo di creare un sound inedito ma che in un certo senso rispecchi entrambi. Sembra un gioco ma, ascoltando, se ne comprende il senso profondo, arrivando a percepire la loro idea di bellezza. L’album esordisce con uno dei due pezzi nuovi che vi vengono proposti e che, come qualche altro, si avvale anche del contributo di Brandon Hayes alla chitarra: “Avalon” richiama il ciclo arturiano e apre uno scenario onirico e fatato collocato su una fitta, avvolgente trama elettronica, sulla quale trionfa la struggente parte vocale. Subito dopo, “We are the Mighty, Remember!” prende forma, come già era accaduto per “The Mighty Vikings” di Syzygy, con cui presenta molte affinità, dai due brani “The Mighty” da Naiades e “We’re the Vikings, Remember” del lavoro di Jones Guardian of the Wolf e “Thalassa… Bliss is This Drownng Moment” introduce quell’aura ‘orientaleggiante’ che emerge di frequente nella musica del duo; nella seguente “In the Dominion of the Furies”, altra versione di “Into My Dominion” di Jones e “The Chorus of the Furies” di Faith and The Muse (già nota come “Dominion of the Furies” in Syzygy), prevale invece l’elemento etnico e rituale – presente anche negli originali – nel quale Richards notoriamente si trova a suo agio. Poi, “Branwen in the Temple to Burn”, in Syzygy con il titolo di “Temple of Branwen” unisce nel modo più sorprendente “Branwen Slayne” di Faith and the Muse e “Left in the Temple (to Burn)” di Jones, che pure sembrerebbero lontanissimi tra loro e lo stesso accade con “Lureinlay Lament” tratta da “Oceanfront Lament” di Jones e “Lureinlay” di Richards dove la fusione è particolarmente riuscita; “End & Begin” in verità non supera in bellezza l’originale della Richards in Naiades e “The Colder Sun as My Guide” non è che una meravigliosa, toccante ballata. Quindi, bypassato il clima totalmente spettrale di “And Then I Remembered… Salem” e “A Strange Offering” che invece strizza l’occhio al dream pop, troviamo la conclusiva “Petrichor”, la seconda traccia inedita, che chiude fra ‘sogni’ elettronici, note classicheggianti quanto ‘gotiche’ e ritmica tribale un disco valido e di fattura raffinata.

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