Have A Nice Life: Sea of Worry

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Sea of Worry è l’ultimo lavoro degli Have A Nice Life, di cui avevamo apprezzato, tempo fa, l’ottimo The Unnatural World. Con questo album, i nostri mostrano di aver scelto un percorso più maturo, preferendo sonorità più curate e meno ‘arruffate’, sempre con qualche sfumatura shoegaze ma anche con ritmiche incalzanti e melodie definite. Il duo è qui affiancato da un manipolo di musicisti validi – Joe Streeter alla chitarra, Myke Cameron al basso e Rich Otero a synth e percussioni – e il risultato è di tutto rispetto. Vediamo l’opener e title track: è un promettente, cupissimo esordio con ritmica aggressiva, chitarra veemente ed echi shoegaze ancora percepibili. Subito dopo, “Dracula Bells” sembra preferire uno scenario malinconico e pacato di stampo postpunk, meno in linea con il sound abituale e tutto sommato più accessibile, nonostante le note frenetiche e dissonanti dell’ultima parte, mentre “Science Beat” introduce un’inedita ispirazione ‘atmosferica’ con spunti quasi ‘onirici’ cui il canto si adegua trasognato. Con “Trespasser W” – già presente in una raccolta di demo risalente al 2010 – si cambia musica, tornando a sonorità postpunk piuttosto radicali dominate da un basso di carattere, una chitarra incisiva e una andamento concitato e “Everything We Forget” riprende il discorso ‘atmosferico’ addensando la tessitura elettronica e arricchendola di suoni sperimentali, composti in armonie fantasiose non necessariamente ‘coerenti’. Il mood estroso e sperimentale si ripresenta in “Lords of Tresserhorn” che appare sorprendente fin dall’esordio ipnotico e poi fluisce nell’impeto ‘sconclusionato’ di chitarre fragorose e altri suoni, con la voce che si perde nella ‘mischia’. L’ultima traccia, “Destinos” dura oltre tredici minuti ed è forse la più emblematica del nuovo corso degli Have A Nice Life: lo sproloquio di natura religiosa viene accompagnato da cori decisamente lugubri e, poco dopo, cede il posto a chitarra, note ‘sintetiche’ e altre combinazioni assortite, abbinate in modi singolari e inattesi, come una sorta di miscellanea che stupisce e conquista l’ascoltatore fin quasi a disorientarlo. Sea of Worry si potrebbe definire, in un certo senso, un grosso contenitore di idee non tutte amalgamate ma sicuramente di grande interesse. Non piacerà a chi ricerchi logica ferrea e consequenzialità, ma non si può non apprezzarne l’originalità.

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