I 100 migliori dischi doom – di Stefano Cerati

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Autore: Stefano Cerati 

Titolo: I 100 migliori dischi doom 

Casa Editrice: Tsunami Edizioni  

Collana: I Tifoni 

Prima Edizione: Ottobre 2019 

Pagine: 198 

Prezzo: Euro 18,00.- 

www.tsunamiedizioni.com 

I 100 migliori dischi doom è un bel libro dai contenuti trattati con competenza e passione, la sua lettura risulta piacevole pur trattandosi di un elenco di dischi, o meglio di band, riferite ad un genere, o sotto-genere, ben definito e fieramente settoriale. Rivolto ad una fetta, meglio una nicchia, di pubblico altrettanto circoscritta. Fattore quest’ultimo che potrebbe essere determinante ai fini della sua riuscita e della sua diffusione. L’Autore è Stefano Cerati, giornalista, redattore, produttore, organizzatore di concerti. Uno che, nel e con il sottobosco del metal, si è “sporcato” le mani. Il suo punto di vista è obiettivo pur non scevro di ovvie e giustificabili prese di posizione, la sua scrittura è appassionata, l’esposizione è chiara e meticolosa. Cerati “sa” scrivere e sa come un’opera comequesta va impostata e sviluppata. Si prende delle responsabilità che contestualizza. La più rilevante, non include nell’elenco Loro. E non è poco, conoscendo quanto fondamentalisti siano i destinatari finali. Ed in conclusione, ritengo la sua scelta corretta, funzionale alla finalità de I 100 migliori dischi doom, ovvero offrire un quadro d’insieme il più possibile ampio. Loro sono i Primi, gli Iniziatori. Lo sappiamo, li conosciamo (quante biografie, autobiografie, saggi…) meglio pertanto concentrarsi sulla numerosa discendenza. 

Alcuni anni or sono l’autorevole magazine americano Decibel dedicò alla musica del Fato avverso (ci sono cascato, ma non potevo evitarlo…) una delle sue edizioni speciali. Una classifica, una “Top 100 doom metal albums of all time”. Pretenziosa non trovate, ma i redattori fecero pesare la loro consolidata influenza senza curarsi di eventuali conseguenze. Dal centesimo al primo posto, ove ovviamente si issarono Loro. I Black Sabbath con l’omonimo esordio. Scontato, obbligato, la redazione di Decibel adottò un principio, rigido, impossibile pertanto prescindere dalla matrice, dal big bang, dal brodo primordiale al quale tutti poi si sono abbeverati. Curioso che al numero cento furono collocati gli Ahab (scherzo dell’alfabeto…), nel mezzo, nomi noti, altri meno, comunque scelte precise, con diverse band rappresentate da più di un capitolo della loro discografia (gli stessi Sabbath presenziarono diverse posizioni). Una classifica, un concetto diverso da quello che ispira I 100 migliori dischi doom. 

Una scheda per ogni gruppo, assecondando una formula sperimentata da Tsunami, corredata da copertina, formazione, tracklist. Cerati aggiunge in calce ad ognuna un breve elenco di album (se disponibili, per più d’uno trattasi di opere uniche) pubblicati dallo stesso complesso. Il conto finale assomma a ben più di “solo” cento dischi. Le motivazioni, le vicende del gruppo o personali dei singoli componenti, il fattore umano e quello ambientale fanno parte della narrazione. Sono elementi imprescindibili per comprendere le ragioni della notorietà o, troppo spesso, dell’insuccesso che ha marchiato questo o quel disco, questa o quella band. Il doom americano (ed a sua volta quello della costa est e quello della costa ovest, quello del Sud orgoglioso dei costumi della sua gente) e quello britannico, il dark sound italiano ricchissimo di contenuti e di valori, rispettoso delle nostre tradizioni, della nostra Cultura. Alcuni titoli vi sorprenderanno, ma l’analisi scrupolosa dell’Autore risulterà infine convincente ed appropriata. La traccia è nitidamente segnata: il doom. Cerati anticipa che verrà dedicato prossimamente un volume a band stoner/psych metal, escluse pertanto dal presente. Altra scelta condivisibile, dal mio punto di vista, altrimenti si rischierebbe l’omissione di elementi interessanti, proprio perché poco conosciuti. Nessuna distrazione. 

Sono proprio i nomi “minori” a rendere I 100 migliori dischi doom iniziativa vieppiù meritevole d’attenzione, quanti sono stati sacrificati sull’altare di una (relativa) notorietà causa instabilità della line-up, sfortuna, provenienza geografica, bizze (o vera e propria insanìa) di uno o più membri della line-up? La Storia del doom, come ci ricorda Cerati, non va scissa dalle vicende umane che segnarono o segnano tuttora la vita dei suoi protagonisti. E’ come quella di un cimitero di campagna, da tutti dimenticato. Statue e croci piegate dagli elementi, dallo scorrere inesorabile del Tempo, ricoperte di muschio annerito. Dove però di tanto in tanto qualche anima pia si ferma, per recitare una prece, per scrostare la muffa da un volto di pietra, o per semplice curiosità. Che si tratti delle paludi della Louisiana o delle brughiere d’Albione, dei palazzoni anonimi che segnano le periferie di una metropoli o delle algide e silenti distese innevate del Nord, il doom ha le sue regole, uniche ed immutabili. I suoi Codici, come quelli d’una Cavalleria epica, leggendaria. Accettando anche variazioni sostanziali (come il sempre maggior numero di interpreti femminili), ma sempre nel rispetto di una liturgia definita e disciplinata. La sua forza è questa, la Tradizione, quella che lo fa apparire come genere immortale. Il doom, la musica dei Grandi Antichi!  

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