Kyrie: Forma e colore delle nascoste

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Non ce ne siamo mai occupati prima, ma i milanesi Kyrie sono in attività fin dagli anni ’90, con una serie di produzioni che hanno circolato troppo poco, nonostante la formula da loro scelta fosse accessibile, sostanzialmente a metà strada fra la new wave italiana e una valida ispirazione cantautorale. Gli addetti ai lavori vi ritroveranno infatti echi dei Diaframma e di Faust’o, il tutto rielaborato in soluzioni di notevole  ricercatezza. Forma e colore delle nascoste è il terzo album ‘ufficiale’ del gruppo ed è uscito alla fine dello scorso anno. Esso contiene dieci tracce con testi in italiano, tutti da ascoltare e meditare. Apre “La colpa” con note seducenti di chitarra il cui flusso elegante conduce a uno scenario denso e complesso, animato da parole di peso. Troviamo poi la melodia lenta e carezzevole di “Pomeriggio di pioggia” e, ancora dopo, uno degli episodi più belli, “Non sei qui”, cupa ma forte e vibrata, con un chitarra di grandissima suggestione, alla quale si aggiungono liriche struggenti e poetiche, proprio come quelle della seguente “Mia madre da giovane”, scandita da un fosco basso. Merita la menzione anche “Da lontano” – strumentale a parte poche parole, quasi un sussurro – caratterizzata da derive atmosferiche a volte solenni, a volte di impalpabile levità, mentre la nuova versione di “Biennale” ripropone una new wave valida sempre e “Riflessioni di un malato”, rimane ancorata alla stessa ‘cifra’ stilistica, oscurando i colori. L’anima wave si percepisce poi in “La comparsa” e nel suo basso e in “Nessun campanile” – anche qui, il testo va decisamente ascoltato – che, al di là della chitarra in gran forma, si concede qualche sperimentalismo di buona fattura, a rendere più vario il paesaggio. Infine, “Il ritorno (L’aeronauta scende)” chiude con una melodia riuscita e un basso bellissimo un album di qualità indiscutibile.

TagsKyrie
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