Chelsea Wolfe ha inserito “Aurora” nella sua personale playlist del 2019. Forte di tale salvacondotto, Shaam Larein pubblica il suo esordio, aperto proprio da questa solenne piece che in cinque minuti svela tutta la potenza vocale di questa giovane semisconosciuta mediorientale, ormai inserita in quella scena musicale basata a Stoccolma e facente riferimento alla label Icons Creating Evil Art. Louise Lemon, Helga, ora Shaam Larein. Anni trascorsi al seguito del padre titolare di una compagnia teatrale durante i quali ha osservato, appreso; ora mette in pratica l’Arte della narrazione, di questo trattasi, ascoltando Sculpture si viene trasportati lungo le rotte carovaniere percorse da Randolph Carter nella sua cerca del misterioso Kadath. Nelle sei tracce che seguono l’atmosfera si stempera a tratti, risultando meno opprimente, quasi che ella voglia dilacerare la cappa che avvolge il disco. La breve “Zaman” richiama alla nostra memoria i Dead Can Dance degli esordi, per vividezza evocativa; una traccia intensissima, un’invocazione struggente volta ad accattivarsi la benevolenza di Divinità sconosciute. Potenza vocale e visiva, “Luner crater” incrocia vocalizzi di lamie creando un tappeto sonoro perturbante, Shaam mostra di possedere qualità che dovrà sviluppare, perfezionare, i margini di miglioramento andranno confermati in futuro. “Lifes coma” e “Memories” sottolineano la presenza degli strumenti: non mero accompagnamento al canto della Vestale, essi si distendono dolenti fornendo a questa materia preziosa da plasmare. Anche il corredo grafico, curato da Pelle Ahman degli In Solitude e da Erik Danielsson dei Watain (la compatta scena svedese risponde sempre ai richiami dei suoi caudatari) manifesta la cura riservata a questa prima, non vi resta che partire anche voi, come Randolph Carter, alla ricerca di Sculpture. Movendo dalla visione del video di “Aurora”, diretto dall’altro Ahman, Gottfrid. 

“Carter pregò a lungo gli Dei del sogno che, invisibili e capricciosi, meditano sulle nuvole del misterioso Kadath, il monte che sorge nella gelida piana dove nessun uomo si è mai avventurato”. 

H.P. Lovecraft, The dream-quest of unknown Kadath