Follow Me Not: Vanishing Smile

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Sono già arrivati al settimo album i bretoni Follow Me Not, dei quali abbiamo avuto modo di aacoltare il recente Vanishing Smile. In attività dal 2009 circa, si trattava inizialmente del progetto solista di Nicolas Guerroué, al quale si è poi unito, nel 2016, il bassista Mik Chevalier: i riferimenti musicali del duo risalgono agli anni ’80, ma i nostri hanno saputo produrre una versione del postpunk sufficientemente personale e, tutto sommato, interessante, tanto da essersi conquistati un certo seguito almeno in Francia. Vanishing Smile contiene undici brani generalmente di buon livello, anche se, ad essere sinceri, si sente un po’ la mancanza di pezzi davvero indimenticabili. L’opener “Reason”, per esempio, non è affatto male e, con la ritmica briosa, una trama elettronica di spessore e una bella chitarra risulta stuzzicante quanto basta. Troviamo poi “Walls”, con il suo esordio a tinte sinistre che fluisce in un andamento più vivace strizzando l’occhio al dancefloor, mentre la title track, uno degli episodi più intriganti, si lascia apprezzare per chitarra e basso impeccabili, oltre che per la prestazione vocale di Guerroué, quasi sempre all’altezza, ma qui particolarmente ‘en forme’; “Bliss” dispensa malinconia e suoni piacevolmente ‘vintage’. Lo scenario cambia con ogni evidenza nella successiva “When Winter’s Gone” che rivela un’ispirazione spiccatamente shoegaze con chiarissimi richiami ai The Jesus and Mary Chain e “Careless” non si allontana da quella formula; “Sunday” torna a sonorità postpunk con un basso innegabilmente di classe. Delle ultime tracce, vogliamo ricordare la cupa “My Pulse” con il suo basso incisivo e la bella parte elettronica e la conclusiva “Farewell” che chiude con insolite note di tastiera e suoni pacatamente evocativi un album discreto ma che non fa il ‘botto’.

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