London After Midnight: Selected Scenes From The End of The World:9119

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Rimettere le mani su una bobina analogica è forse qualcosa che solo chi ha fatto musica prima della metà degli anni ’90 può capire. Ora che tutto è diventato ‘digitalizzato’ con tutti i suoi pregi e difetti, certi problemi sono diventati cose del passato, anche se magari ce ne sono di diversi. Una cosa che purtroppo va tenuta a mente è che le vecchie bobine, dopo aver avuto bisogno di essere letteralmente ‘riscaldate’ in un forno apposito, ‘preferibilmente’ andrebbero risuonate sulla stessa macchina che le ha registrate (e con lo stesso sistema di riduzione del rumore). Quando è stato chiesto a Sean Brennan di rimettere le mani sul nastro originale, 28 anni avevano totalmente rimosso le direzioni degli studi in cui gran parte delle versioni finali di Selected Scenes erano state fatte. Per quel gioco del destino che accompagna chi una cosa è destinato a farla, Sean si è ritrovato per caso in uno di quei due stessi studi originali e con le stesse macchine. Le tastiere (date fino al giorno prima per disperse nella convinzione che fossero state aggiunte in diretta in un secondo momento solo sul missaggio finale su bobina) erano dove erano sempre state. Così alla fine, dove tutto era cominciato, è stato anche finito, cercando di tenere a mente come si sarebbe voluto che andassero le cose in passato, per non andare mai troppo oltre lo spirito che aveva contraddistinto i missaggi dell’epoca.

Prenotato lo stesso studio che aveva finito di registrarle e trasferite le tracce separate che solo qualche giorno prima si credeva fossero comunque incomplete, tre giorni dopo, con l’aiuto di Pete Pace (attuale batterista dal vivo) sono state aggiunte le parti di batteria sui due pezzi lasciati incompleti all’epoca. La nuova ristampa è di fatto un transfer diretto dalle bobine originali e un conseguente nuovo missaggio quindi. L’unico transfer dei missaggi originali (andato ormai perso), pur con tutte le sue imperfezioni, era quello che era stato poi usato per le prime stampe del CD.

Se non avete mai ascoltato le versioni originali sulla cassetta e sulle stampe iniziali su CD del ’95 (Apocalyptic Vision – AV013 CD), del ’96 (Opción Sónica – OPCD36) e del ’98 (Metropolis – MET 120), il risultato finale suona anche parecchio bene. Ma per uno di quelli che ha suonato la cassetta ore ed ore di seguito, per poi scoprire che la versione CD era più veloce, più fredda e più qualsiasi altra cosa vi viene in mente (anche se purtroppo l’esatto contrario corrisponde alla cruda verità), certe cose suonano ‘diverse’. Alcune lo erano. Altre no. Come la maggior parte dei missaggi fatti da bobina, la velocità era comunque aumentata per aggiungere un maggiore ‘senso’ di dinamica. Quindi se i nuovi missaggi suonano più lenti è anche perché il nuovo missaggio è stato ‘ri-suonato’ alla velocità a cui era stato registrato. La cassetta suonava più lenta di suo per i soliti motivi di duplicazione tipici dell’era delle cassette. La dinamica era ‘diveramente’ aperta. Nel CD il suono era diventato più freddo, a causa dei limiti dei primi convertitori dell’epoca e come tutti i lavori di quel periodo hanno susseguentemente beneficiato delle successive riedizioni rimasterizzate con aggiunta di nuove versioni inedite e pezzi dal vivo. Il vinile suonava comunque come li avevo sempre ‘immaginati’.

Era un gruppo che ascoltavo spesso quando era uscita la cassetta. Nei primi anni ’90 i gruppi partivano da meno zero. Tu mandavi una lettere con una banconota ben nascosta all’interno e poi ti scoprivi improvvisamente e profondamente religioso, pregando tutti i santi del Paradiso (o gli equivalenti nel mondo di sotto) affinché la busta arrivasse sana e salva. Quasi sempre arrivava. A volte qualcosa si perdeva da una parte o dall’altra e tu, tirando giù tutti i Santi del calendario, maledicevi quel figlio di madre nota e padre ignoto che avresti tranquillamente preso a schiaffi a due a due finché non diventavano dispari. Ma quando ti arrivavano quelle cassette dall’America era una festa che durava per giorni.

Per fortuna c’erano distributori come l’Energeia di Napoli e la Nightbreed di Nottingham dove potevi trovare parecchie cose di diversi gruppi se eri abbastanza rapido a ordinare tramite i cataloghi che arrivavano per posta. Quelle lettere scritte a mano o fotocopiate a seconda di come Sean poteva alzarsi la mattina, che ogni tanto arrivavano se eri iscritto alla newsletter… Le foto, l’odore e il suono delle cassette che avresti giurato fosse la cosa più perfetta mai ascoltata fino ad allora perché non avevi ancora mai comprato un CD probabilmente.

Il suono stavolta rispetto alla versione del CD è come uscisse dalla puntina laser e con i bassi con tanto di loudness. Molto più vicino alla ‘chiarezza’ di quel tipo di suono ‘esoterico’ dei SACD probabilmente!

“Revenge” qui suona con tutta la carica con cui suonava quando si ballava con l’amplificazione del Condor e ti ritrovavi nei ‘dintorni’ delle casse dopo un paio di birre e un Campari. Quel suono tipico del compressore/limiter di scuola americana si fa particolarmente apprezzare nei bassi ‘rotondi’, che solo dal vivo in un locale con una buona acustica e con un buon fonico è possibile apprezzare.

Li ho visti diverse volte dal vivo in quel periodo e questa è stata la cosa che mi è saltata subito all’orecchio riascoltando il mastering dei nuovi missaggi. La prima stampa tedesca su CD del 1995 non era perfetta: il rapporto segnale rumore era parecchio basso; i piatti tendevano a rimanere sepolti nella musica, ma era un problema del missaggio originale. La ristampa messicana del 1996 risolveva il problema del rapporto segnale rumore con un mastering differente, che cercava di recuperare anche i piatti grazie a una maggiore enfasi sulle tonalità alte, ma troppo a discapito della cassa e del basso.

La ristampa del 2003 della Trisol risolveva entrambi i problemi con un nuovo mastering. Per la prima volta basso e piatti erano entrambi intellegibili per quanto il missaggio originale potesse permettere. La stampa del 2008 riprendeva lo stesso lavoro per la ristampa americana.

Il tipico suono ‘bruciato’ del 99% dei CD che sono usciti da allora (e continuano a uscire ancora adesso seguendo la moda assassina del volume ‘più’ alto a discapito della dinamica) è purtroppo abbastanza evidente.

I nuovi missaggi di questa edizione del 2019 della Darkride Records presentano per la prima volta il lavoro come avrebbe dovuto suonare, riuscendo anche a catturare quell’energia delle esibizioni dal vivo del periodo, con i sopravvissuti della prima formazione e con il batterista alla “digital drum” con pad invece che con la batteria acustica, che fu il setup live introdotto con l’uscita di Psycho Magnet. E questo risulta abbastanza evidente nel groove dei piatti.

Se siete arrivati alla mia stessa età (e ho gli anni di chi ne aveva 20 quando è uscita la cassetta..) senza esservi fritti le orecchie ascoltando musica a volumi stratosferici e siete sopravvissuti a fonici con le orecchie fritte che ai concerti spingevano il volume delle alte e delle basse al massimo, allora riuscirete ad apprezzare la rotondità di questi nuovi missaggi, dove tutti gli elementi del mix risultano bilanciati come quando quelle stesse canzoni furono portate dal vivo. La carica del rullante risulta forse un pò più sacrificata per la curva più dolce sulle medie, ma non si può avere tutto dalla vita.

C’era qualcosa nei suoni che era ancora fortemente ancorato agli anni ’80 in Selected Scenes…. Quella batteria suonata ma dai timbri più elettronici probabilmente, o per lo meno per quanto mi riguarda, ha rappresentato il ponte tra i due periodi. Troppo abituato ai suoni dei Sisters Of Mercy, Rosetta Stone, Nosferatu e Red Lorry, il rapporto ideale per me erano sempre stati i Play Dead, Joy Division e Bauhaus con quella produzione dal suono analogico ‘elettrificato’.

Delle versioni di “The Black Cat” e “Inamourada” risuonate per la ristampa del 2003 preferisco le tastiere più presenti e il rullante ‘triggerato’ (un insieme di segnale acustico e ‘elettrificato’) del nuovo missaggio 9119 rispetto al suono più ‘acustico’ della versione del 2003.

La prima versione di “Inamorada” del ’91, registrata su un 4 piste a cassetta e inclusa sulla compilation Nosferatunes II (Nosferatu Productions/Ghastly Magazine), aveva una batteria elettronica che la faceva ‘somigliare’ a un inedito dei Rosetta Stone. Era leggermente più ‘decadente’ e forse la preferivo. O forse mi ci ero abituato troppo. Nel missaggio del 2019 la batteria è stata risuonata per finire i ‘ritocchi’ che per motivi di tempo era stato impossibile aggiungere durante le sessioni di registrazione originali.

“This Paradise” la preferisco nella versione risuonata del 2003. Nella versione originale ‘restaurata’ sono maggiormente presenti i suoni che erano sepolti nel missaggio del 1991 come anche le piste di chitarra originali.

Le versioni di “The Black Cat” e “This Paradise” usate per le prime stampe a causa di una serie di ‘decisioni tecniche forzate’ nel missaggio finale avevano fatto uso delle piste guida della chitarra e non di quelle ‘finali’. Anche la voce su “This Paradise”, all’epoca copiata da un’altra registrazione, non era perfettamente allineata. Se noi non ci abbiamo mai fatto caso, il cantante decisamente sì. Quei missaggi sono stati infatti esclusi dalle successive ristampe e sostituiti con le versioni risuonate nel 2003.

“Trick or Treat” con la batteria ‘elettrificata’ in evidenza risulta migliore nella versione del 2003. Qui non suona affatto male. Solo più ‘sacrificata’. E risentirla più bassa nel nuovo missaggio mi ha fatto subito mancare qualcosa.

Di tutte le versioni ri-registrate nel 2003 ci sono qui anche gli originali anche se rimissati. Tutte le ristampe in commercio, tranne le prime, li avevano di fatto omessi.

La versione originale di “Trick Or Treat” con un’intro di tastiera più lungo, accantonata per motivi di budget, viene qui presentata per la prima volta. Sono due versione diverse e le amo entrambe. Il nuovo missaggio del 2019 conserva quello stesso tocco ‘rock’ fedele alla versione ripresa in diretta in sala prove ma con l’aggiunta dell’arpeggio di tastiera e che inizialmente terminava in una maniera più rock ‘classico’.

Il missaggio di “Sacrifice” qui ricalca involontariamente la velocità più lenta delle cassette, o perlomeno quella che è arrivata a me. Ne giravano almeno 5 differenti versioni all’epoca. Le bobine delle versioni ‘definitive’ usate sulla cassetta erano state registrate professionalmente su 24 tracce nel settembre del 1991. La cassetta omonima è stata presentata ufficialmente il 13 dicembre, che è stata la stessa data voluta per la presentazione della ristampa del 2019. La cassetta del ’91 e quelle duplicate nei primi mesi del ’92 avevano “October” (una delle poche registrazioni su 4 piste a cassetta) al posto di “Revenge”. Quella purtroppo non è stata inclusa in 9119.

“October” sembrerebbe in effetti utilizzare le stesse idee che sarebbero poi finite in “Untitled/On the Death of God”, ma c’è un qualcosa nel cantato melodico su quella base rock ‘grigio-fumo’ di sottofondo con tanto di assolo lancinante. No. Avrebbe decisamente sfigurato in qualsiasi versione di Selected Scenes. Sean ha tutte le sue ragioni per averlo escluso dalle stampe successive. E quando Sean Brennan, nella sua sicurezza e caparbietà decide di non voler fare una cosa, non la fa! Se proprio volete ascoltarla e siete disposti a pagare fino a 400 euro per una copia all’epoca pagata due zero in meno (sempre se non spedita in promozione a fanzine e locali), Internet è un posto pieno di risorse per chi ha bisogno di qualcosa.

Anche l’intervista del ’91, con il pezzo di musica classica da sottofondo, è stata esclusa e sarebbe stata probabilmente apprezzata solo dai più feticisti. Era carina però…


 

Il nuovo missaggio di “Your Best Nightmare” tenta di rimediare a tutti i ‘problemi’ che, in quello affrettato del ’91, Sean a malincuore ha sempre ‘sentito’, ma ammorbidisce quella sensazione ‘erotica’ che era stata tipica dell’originale, con l’introduzione da vecchio film horror che sembrava farti precipitare dentro la tela dello schermo, con tanto di popcorn e sangue finto. Quando si fermano i battiti di cuore e attacca la batteria ci si ritrova ancora a fare da spettatori anche nella versione del 2019. I gemiti che dovevano essere solo di sottofondo nella versione del ’91, sono però di nuovo ‘scomparsi’. Qui il ritmo della canzone è meglio scandito dall’intelligibilità dei piatti che accompagnano le tastiere. Nell’originale erano principalmente la cassa e quel rullante da ‘oltretomba’ a portare avanti il pezzo, risultando in una versione più scarna e minimale rispetto all’approccio più rock del nuovo missaggio. Semplicemente due versioni diverse.

‘Who’s the slut on Best Nightmare?’ recitavano i commenti nelle note di copertina della cassetta del ’92. Anche se il missaggio originale era decisamente più ‘cinematico’ la presenza di quei ‘problemi’ ne hanno decretato l’eliminazione da tutte le successive ristampe, che l’hanno sostituita con la versione del 1990 delle prime cassette chiamata semplicemente “Nightmare”.

“Spider And The Fly” e “Claire’s Horrors” proseguono con quell’approccio decisamente più rock: meno fredde e minimali rispetto al missaggio originale, anche grazie alla scelta di prediligere tutti gli elementi acustici, risultando in una carica diversa. Semplicemente questo. In “Claire’s Horrors (9119)” la versione originale, abbozzata sulla bobina e accantonata per motivi di budget, è stata ‘ridefinita’ da un nuovo batterista. Qui la batteria come era stata pensata e registrata si sente tutta. Come tutte le campionature di sottofondo sepolte nel missaggio originale, che qui ne fanno quasi una nuova versione. La versione usata per le prime stampe su CD e per le cassette era infatti la versione demo con batteria elettronica del 1990. Mi manca un pò il ‘lupetto mannaro’ che ogni tanto entrava a fare da coro nel ritornello però. Per il resto il nuovo missaggio risulta più ‘caldo’. Il rullante su “Spider And The Fly” ha preferito un reverbero molto meno da due metri sottoterra però…

Sono presenti gli edits di “Sacrifice” e “Revenge”, concepiti per le ‘serate’ e le radio (dove ogni minuto è ‘prezioso’). “Sacrifice”, inizialmente chiamata “A gothic Love Song (Sacrifice)”, prosegue come la versione ufficiale del CD, che ometteva il sottofondo da stanza delle torture presente sulla versione della prima cassetta. A parte quel loop il missaggio è rimasto pressoché uguale, sia sulla cassetta che sulla versione finita sul CD. Quello per “Revenge” omette la voce di Hitler forse anche a causa dell’accusa di essere un gruppo di destra. Sean e gli altri hanno puntualmente smentito quelle accuse. Il titolo originale recitava “Revenge: written in vulgar disgust of Ignorance, Prejudice and Jealousy” in riferimento al poema di Byron.

Anche se è solo musica in fondo, ogni volta che metaforicamente ritiri fuori camicia nera e stivali militari è una maledizione ‘estetica’ che segue sempre le stesse argomentazioni. Se musica e politica, nel caso dei London After Midnight, sono due cose non troppo diverse, che Sean sia dichiaratamente anti establishment è un dato di fatto. Punto.

Sono presenti anche le stesse versioni di “Claire’s Horrors” e “Your Best Nightmare” del ’90 (registrate con un 8 piste a cassetta) usate per le cassette e per le prime stampe su CD e che, non potendo essere ritoccate, suonano decisamente come avrebbero dovuto suonare. Magia di un mastering fatto a ‘dovere’. “Your Best Nightmare (Demo Version)” è in realtà la versione edita come “Nightmare” e che ometteva quei gemiti a metà tra piacere e dolore. Nel nuovo missaggio comunque probabilmente è talmente sepolto tra gli strumenti da non esserci. Le due versioni sull’ultima stampa della cassetta nel ’94 e prima dell’uscita ufficiale su CD erano partite rispettivamente come “Your Best Nightmare (Vulgar Fuck Mix)” (quella inclusa anche su CD inizialmente) e “Best Nightmare (Not The ‘Vulgar Fuck’ But The ‘Not Quite So Vulgar But Surely Eluding To Quite Vulgar Things’ Mix” (quella usata per le ristampa del 2003), così come erano state concepite erano però semplicemente geniali. Facevano parte di quella cinematicità del pezzo. Se qualcuno non le ha mai ascoltate probabilmente non ne sentirà la mancanza. Come non la sentirà qualcun altro nella stanza accanto, pensando che stiate cercando di coprire con il volume alto ‘qualcosa’ che state facendo.

C’è un pezzo mai sentito prima: lo sperimentale “Ignis Fatuus”. Probabilmente inteso come introduzione alla versione estesa dell’intro di tastiera sulla versione abbandonata di “Trick or Treat” e poi entrambi omessi nella versione risuonata nel 2003.

Se in passato, ascoltando i London After Midnight avevo avuto l’impressione di ritrovate il neo-romanticismo dei Duran Duran e degli A Flock Of Seagulls, di quel tipo di rock-wave britannico che in qualche modo era stato filtrato da Sean Brennan con il deathrock meno maledetto di tradizione americana… beh, rimango ancora della stessa opinione. Una wave neo-romantica con un suono dannatamente americano che non lasciava prigionieri, anche grazie a quella originale aggiunta di atmosfere vecchio horror in bianco e nero dalle tinte fortemente gotiche.

Il disco all’epoca aveva aperto al gothic un certo romanticismo pop e per questo era andato a toccare il lato più nascosto della scena gothic internazionale probabilmente. Era una capolavoro, una pietra miliare del genere che difficilmente riusciva a trovare paragoni con i gruppi che lo avevano preceduto, tranne per il fatto di utilizzare le solite sette note. E lo è ancora. Nel suo suono sfacciatamente romantico e dannato dalle tematiche oscure.

Nel tempo elementi più elettronici hanno contaminato il suono dei lavori successivi (cambi di formazione, presunti scandali, ex amici, lettere ‘false’, ex membri e tutte le storie che il tempo lascia dietro), consacrando alle generazioni venute dopo quello che rimane: la musica. I London After Midnight di Selected Scenes erano principalmente Sean Brennan alla voce e chitarra e Tamlyn alle tastiere, aiutati dai vari chitarristi, bassisti e batteristi che si sono succeduti negli anni, tra cui Michael Areklett al basso, Douglas Avery alla batteria e William Skye alla chitarra.

Quel tipo di suono all’epoca poteva essere ritrovato solo nei Praise Of Folly, di cui metà dei componenti ne era stato parte nelle incarnazioni iniziali. Lascio alle pagine di Ghastly Magazine, Propaganda, Gotham, Darkside, Spectre, Lowlife (pubblicazioni dell’epoca) qualsiasi polemica che in quegli anni era seguita. Quello che conta è la musica.

È stato l’unico gruppo per cui avrei potuto anche strapparmi i capelli e urlare a squarciagola come un(a) teenager… (se l’ho fatto è ormai andato perso nei video che girano sul Tubo). Ricordo quella certa ‘inarrivabilità’ di Sean e degli altri membri (a meno di non essere relativamente ‘piatti’ sotto l’ombellico) e la disponibilità di Tamlyn (assieme al bassista, secondi solo a John Taylor—ecco l’ho detto—) a rispondere a qualche domanda dopo il concerto a Modena. E la chiacchierata nel backstage di Lipsia con la signora Brennan senior, manager del gruppo. Una donna dalla personalità magnetica e di cui il figlio ne ha ereditato il carattere.

L’artwork sulla versione CD rimane purtroppo un po’ ‘sacrificato’ (i caratteri sono veramente ‘piccoli’). È un qualcosa che nasce per un vinile e nella versione ‘naturalmente’ più grande del suo inserto le fotografie e le note aggiuntive ai testi delle canzoni si fanno particolarmente apprezzare nella loro interezza e maggiore ‘intelligibilità’. L’inserto allegato presenta infatti diversi aneddoti del periodo e note abbastanza esaurienti. Altrimenti, se siete arrivati a quaranta-e-passa (come il sottoscritto) e magari avete avuto già bisogno di un paio di occhiali da vicino che ti aiutano ad apprezzare le ‘minuzie’ del booklet del CD, non dovreste avere ‘ulteriori’ problemi!

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