Arthuan Rebis: La primavera del piccolo popolo

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Ho avuto il privilegio di assistere ad una performance dal vivo di Arthuan, apprezzando così anche il lato umano ed iniziatico di Alessandro, artista che va nel profondo di ogni nota e dei significati che rappresenta, e questo consente di comprendere ed apprezzare maggiormente le sue opere.

Ci sono due modi per approcciarsi alla musica: ascoltarla, magari come sfondo ad altre attività, o “per compagnia”, oppure “sentirla”, lasciandoci trasportare dalle sue note, penetrandole fino a comprenderne il messaggio. Per comprendere questo disco è necessario dedicargli la nostra attenzione, ma saremo ricompensati, perché ci accompagnerà in un viaggio iniziatico.

La Primavera del piccolo popolo è stato composto in un mese, durante il lock-down, momento che ci priva della libertà, ma ci regala anche più tempo per l’introspezione e la creatività.

In un momento storico difficile, il compito degli artisti, soprattutto di quelli più “illuminati”, è anche quello di contrastare le vibrazioni negative con opere sognanti, trascendenti, per alzare le frequenze del mondo.

“Aurore invisibili”, il brano che apre l’opera è uno strumentale leggiadro, dove gli infiniti riverberi dell’arpa riproducono le mille sfumature del cielo in questo momento magico, il rituale del ritorno del Sole che si ripete puntuale, anche se noi non lo vediamo, forse perché siamo addormentati, o semplicemente intrappolati tra quattro mura. La musica volteggia per ricordarcelo, come al mattino si elevano i canti degli uccelli per dare il benvenuto alla Vita.

“La primavera del piccolo popolo” è un pezzo che parte dalla realtà per raggiungere il lato incantato, spirituale, portando un’atmosfera di speranza, come il leggiadro volo della fata che si dirige verso l’ombra del cuore degli uomini, perché gli Abitanti del Piccolo popolo sanno che il Mondo, la Natura sono connessi dall’Armonia, siamo noi umani ad averlo dimenticato, e chissà che il battito musicale delle sue ali di luce non possa ricordarcelo.

“Venti di impermanenza” pare una rappresentazione del Samsara, della trasmigrazione delle Anime da un corpo fisico all’altro, e noi possiamo immaginarla, su suggerimento della narrazione e delle note dell’arpa che si alternano, come il passaggio tra astrale e materiale nelle successioni delle vite, mentre i rumori di sfondo rimandano ad un Ordine superiore, al Disegno che sfugge alla mente umana e si può percepire solo grazie all’arte ed all’intuito.

“Danza di Alidoro e specchi di rugiada” è denso di rimandi, dove le note dell’arpa della fata trasmettono la vibrazione della Vita al mondo, ricordandoci sia l’origine magica della musica, ponte tra visibile ed invisibile, e gli indizi che il divino lascia per chi sa comprenderli: le gocce di rugiada che sembrano mondi mi fanno venire in mente il “così in alto così in basso” di Ermete Trismegisto, intuizione che pare trovare conferma nell’ultima parte della narrazione e dalla leggerezza del finale: quando si è connessi al Tutto anche i confini tra sogno e realtà cadono, insieme ai vincoli della gravità terrena.

“Dal crepuscolo in volo” è un altro strumentale, che metaforicamente chiude il cerchio con quello che ha aperto l’album: la circolare alternanza tra giorno e notte, tra attività e riposo. Ora le note si accendono del bagliore delle stelle, tra un sottofondo sciamanico, che ci ricorda che la notte è il tempo che ci permette di chiudere gli occhi ed aprire la mente verso l’infinito e i suoi misteri.

“Luna velata” è un brano che ha la dolcezza del Femminino Misterico, velato, come il volto di Iside, perché l’occhio umano non potrebbe sopportare la sua vista. La luna veglia dolcemente sulla notte, in attesa di svelare i suoi misteri quando le anime saranno pronte a raggiungerla.

“Nuove fioriture” è un pezzo intimista, che ci rimanda alla vita che si risveglia, più discreta e silenziosa, di notte, perché ogni creatura ha il suo tempo ed il suo scopo nel Disegno del Creato, forse anche quello che sta accadendo ai nostri giorni, e che il nostro Artista vede come un castigo della Madre Terra, un incantesimo che verrà spezzato anche grazie all’intercessione del Piccolo popolo, nella speranza di una nuova Primavera dello Spirito, di cui tutte le creature, anche gli umani, potranno godere.

“Un’altra Primavera”, breve strumentale pieno di grazia gioiosa, può farci intuire cosa sarebbe per noi quel vero Risveglio che ogni primavera simboleggia.

“Le fate del crepuscolo” ha un’atmosfera, ipnotica, rituale, che ben rappresenta il momento magico in cui la Luna e il Sole si incontrano senza toccarsi ma creando la magica atmosfera del Passaggio, un ponte tra giorno e notte, e anche tra le diverse Sfere.

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