Ataraxia: Quasar

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Gli Ataraxia sono da tempo una garanzia di qualità ma il loro ultimo lavoro, Quasar, in qualche modo riesce anche a sorprenderci: la loro esplorazione, infatti, si sposta ora dal passato magico, che hanno saputo ri-meditare, dai contesti mitici e rituali, che hanno animato le loro atmosfere uniche, a grandezze di dimensioni assai diverse, dove l’orizzonte si allontana in ogni direzione. Il titolo dell’album, del resto, ci proietta nel mondo galattico e i sette brani (otto nell’edizione digibook) sono connessi a sette archetipi, qui oggetto di riflessione e sperimentazione, perchè – così ci dicono gli Ataraxia – il sette è “il numero della Grazia e della realizzazione”. Mistero e spiritualità pervadono dunque l’intera opera e le musiche che la compongono rispecchiano questo affascinante ambito con cui la band si misura: sette sono i colori dell’arcobaleno cui le tracce si collegano e sette gli arcangeli cui ognuna è in qualche modo dedicata; non è facile penetrare in questo sistema di pensiero ma ciò che conta è ascoltare con profondità e partecipazione. Si comincia con la lunga “Iniziazione” che nasce in un lontano ‘bianco’ e prosegue in un solenne crescendo dal sapore misticheggiante e pieno di suoni, fra i quali emergono anche versi in latino: solve et coagula, la formula alchemica per la trasformazione degli elementi, allude qui alla dissoluzione di tutto ciò che ci intralcia. Come un rito cerimoniale, il brano si dilata per oltre undici minuti giungendo a una sorta di trasfigurazione del reale, con l’intervento dell’arcangelo Gabriele. La seguente “Nebula”, invece, ci parla del verde della natura aprendo con una chitarra pacata e meravigliosi vocalizzi: l’atmosfera rispecchia un contesto etereo e sereno, l’immaginario regno dell’arcangelo Raffaele; subito dopo, “Oneness”, ispirata all’arcangelo Michele, il ‘difensore’ detentore della spada, introduce sonorità più ‘corporee’, sostenute da un canto di grande intensità in uno scenario assai meno evanescente e “Sex is a Prayer”, abbinata a Camaele – nella mitologia giudaico/cristiana l’arcangelo dell’amore puro – alterna sussurri languidi a passaggi potenti di ampio respiro. Poi, nella bellissima “Radiance”, dove dilaga il blu del mare e del cielo, l’arcangelo Geudiele porta un tocco cosmico che sposta il paesaggio verso l’alto e la struggente “The Timeless”, animata dalla fiamma violetta che convoglia l’energia al bene e dedicata all’arcangelo Zadkiel, simbolo di compassione, si avvale di una delle prestazioni vocali più toccanti di Francesca Nicoli. Infine, la conclusiva “Beyondness”, connessa all’arcangelo Uriele, guida e sostegno dell’umanità sulla terra, chiude con suoni raffinati e armoniosi e scenario etereo e sognante l’album insolito e pregevole di una band che non delude mai.

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