DILK: Hardship

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Jaime Parra, Carlos Esteban ed Esperanza Ruiz sono i DILK, un nuovo, interessante gruppo spagnolo che ha recentemente pubblicato il debut album Hardship. La sua musica, di impostazione largamente elettronica e molto legata alla tradizione ’80, è caratterizzata dalla giusta dose di freschezza e fantasia che serve per non farla archiviare come ‘derivativa’: il sound è cupo come si conviene ma ha una consistenza di tutto rispetto, le ritmiche sono sempre sostenute ma spesso briose e anche adatte al dancefloor, in sostanza un ascolto che merita. Vediamo la prima traccia, “Permafrost”: inizio effervescente, ritmo martellante, scenario ‘futuribile’, nel complesso niente da dire. Sempre di ottimo livello la successiva “Rip”, frenetica ed emozionante e “Pluto”, uscita anche come singolo, si fa apprezzare per la vivacità ‘danzereccia’ e la gradevole impronta ‘vintage’. Poi troviamo uno degli episodi migliori, “Graveyard Orbit”: andamento teso, clima davvero oscuro e un’ottima parte vocale, in pratica cinque minuti abbondanti di tenebre e ansia, mentre in “Leave It For Tomorrow”, anch’essa molto valida, prevale l’ispirazione postpunk più connessa al passato; “Bright Light” appare un po’ più convenzionale e scontata. Efficace l’atmosfera drammatica della seguente “I Can’t Figure Out” e, poco più avanti, “No Reasons Why” risulta intrigante con il suo ritmo esuberante; “To Escape Myself” conclude quindi con robuste sonorità ‘industriali’ un album assolutamente più che promettente.

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