Nickolas Butler: Uomini di poca fede

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Nickolas Butler: Uomini di poca fede 

Marsilio Romanzi 

Prima edizione: gennaio 2020 

www.marsilioeditori.it 

Pagg. 272 

Euro 17,00 

 

Uomini che di fede, invece, ne hanno tanta, tantissima. In se stessi, nella famiglia, nell’amicizia. 

E’ il dramma di due nonni che vedono il nipote, l’adorato nipote, allontanarsi da loro, dal loro amore. Non per colpa sua bensì degli adulti, delle loro stupide convinzioni. E che, infine, prendono una decisione. Tremenda, ma l’unica percorribile, per salvarlo, o per lo meno per tentare di farlo. Un ultimo, disperato sussulto. 

La scrittura di Butler, del quale nulla avevo letto prima, è potente, scorre decisa come il Mississippi che, con il lento fluire delle sue acque, fa da sfondo al dramma che si consuma in un piccolo villaggio del Wisconsin, un puntino sbiadito sulla grande mappa degli Stati Uniti, così lontano dai bagliori che illuminano le due Coste, fuochi fatui di una civiltà percorsa dai brividi della brutalità, della prepotenza, della rabbia. Nulla pare turbare la quiete campagnola, eppure 

Le Chiese a misura di predicatore, congregazioni come società commerciali, la parola venduta per il profitto. Un’America della quale abbiamo conto, ma che non riusciamo a comprendere appieno. Distratti da altro. Nelle metropoli come nei centri minuscoli che ne costituiscono il tessuto più fieramente americano. Quello della bandiera dell’Unione, e quella dello Stato, fieramente esposte in veranda.  

Lyle e Peg vivono una quieta vecchiaia, gli anni del riposo vorrebbero concedere loro la pace meritata, dopo un vita di impegno, di lavoro assiduo, di dedizione alla famiglia ed al prossimo. Hanno assimilato a stento, non del tutto, il lutto immane, la perdita di un figlioletto. Hanno accolto in casa un’altra creatura, che li ha resi nonni. E nel nipote riversano tutta la forza residua, tutto l’affetto possibile. Peg la decisa, l’architrave. Lyle l’infaticabile. Fondamenta solidissime, laiche, pur riconoscendo ed ammettendo l’esistenza di un Disegno superiore, i due anziani coniugi non si lasciano irretire da frasi ad effetto, da interpretazioni di favore delle scritture. Ma l’ombra del fanatismo s’allungherà presto su di loro, sempre più ingombrante, sempre più fosca.  Ghermirà le loro anime, rendendo il loro futuro così diverso da quello immaginato, sperato, sognato. Allontanerà Isaac, l’amato Isaac da loro, prima che il nonno, con una determinazione che ha ereditato dagli antenati, da duri dissodatori di terre ancor vergini, da edificatori di una Nazione, rimetta o tenti almeno di rimettere al suo posto ogni tassello 

I colori, i sentimenti, i profumi. La narrazione di Butler è solo apparentemente lineare, trattenendo a stento una vitalità semplice, quotidiana, eppur cosìbella. Il finale è grandioso, epico e retorico come solo un Americano può concepire. Ma si spoglia presto di ogni eloquenza, quella Butler la lascia agli omelisti da quattro centesimi, ai pastori che cercano solo le pecore deboli, suggestionabili, per formare un gregge a loro misura del quale approfittare, dal quale suggere ogni essenza, ricorrendo perfino all’imbroglio, al furto. Atto d’accusa formidabile, protesta di laicismo militante.  

Rimane il dubbio, Butler chiude un attimo prima che l’epilogo si delinei con nettezza. Lascia a noi scegliere. Che compito gravoso.  

Bellissime pagine, la lettura delle quali ci indurrà a guardarci dentro, a stendere la nostra anima come un lenzuolo bianco al sole, sull’erba verde. Spianando con attenzione, con il palmo della mano ogni piega, anche la più piccola, affinchè tutto il suo candore sia evidente, e nessuna grinza alteri la trama del suo tessuto. La semplice, solida fede di chi crede davvero. 

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