Partinico Rose: Songs for sad and angry people

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Hanno adottato un monicker originale, personale, distintivo. Non il solito titolo, ovvero un frammento di verso, per stabilire un riferimento, per farsi immediatamente identificare, incasellare in un genere. No, loro hanno scelto il nome della loro città. Partinico.  

 Che musica fanno i Partinico Rose? Quella che piace a noi che leggiamo Ver Sacrum. Quella che ancor oggi mi offre lo stimolo per investigare ancora, alla ricerca di chi deve andare avanti, dare continuità alla “specie”, garantirne la sopravvivenza. Ha senso trasmettere per la trecentesima volta i Joy Division? Certo, ma non solo, sennò nel ‘77, avreste continuato ad ascoltare i Doors (con tutto il rispetto, la mia è una chiara provocazione, nulla contro nessuno). 

Songs for sad and angry people, i ricami delle chitarre di Vincenzo Cannizzo che di PR è anche il cantore dalla voce chiara e stentorea, l’impasto ritmico denso fornito da Massimo Russo (basso) e da Carlo Schembari (batteria) ed il violoncello di Martina Monaco, che non è un semplice comprimario, bensì titolare a pieno diritto, abbellendo la sua presenza canzoni severe, dall’anima tormentata, ingentilendole senza ingerenze (“Rehab for you”, “The end of summer”). Questi sono i Partinico Rose, i quali aprono il disco affidandolo a “Slave of time” e facendole seguire “Misanthropy”, con “Don’t leave me alone” e “Could you share my pain” titoli che forniscono più d’un indizio circa i contenuti lirici di questi inni crepuscolari e spigolosi (“The revenge”), che il quartetto interpreta con padronanza e stile, risultando più efficace l’esposizione nei frangenti più lenti e meditabondi (““Slave of time”), ove mostrano di aver acquisito i principi enunziati dal manifesto del post-punk. “I’m looking for a job” è sostenuta da un basso che rimbomba fra muri spogli, “Misanthropy” è agile e scattante e nei suoni prende a riferimento altri che li hanno preceduti, allievi di una scuola frequentata con profitto, e che i Partinico Rose dimostrano di meritare 

Il loro punto di forza? Possono, e devono, migliorare ancora. Smussare, perfezionare, raffinare. I mezzi non mancano, “Story of cancer” ne è splendido esempio. Il Tempo è dalla loro. 

 

 

Per informazioni: https://www.facebook.com/PartinicoR
Web: https://partinicorose.bandcamp.com/releases
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