Descent Into Maelstrom: Iconoclasm

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E’ tutta raccolta nei sette minuti e poco più dell’apertura “The misanthrope”, la visione dei DiM. Il loro concetto di musica estrema, di architettura sonora: una canzone che non cede al caos, dominandolo e rimanendo in perfetto equilibrio tra furore esecutivo ed esibizione di tecnica mai fine a se stessa. Sezione ritmica forsennata, chitarre furenti, intarsi melodici. “Saturn” rafforza gli argini, cupa quando rallenta, possente nelle parti più violente. Quando concede aperture di credito troppo generose al prog, il quintetto guidato da Andrea Bignardi si prende dei rischi, ben ponderati: Iconoclasm è rivolto ad un pubblico ben identificato, esigente, ed essi lo sanno. Anche nelle parti piùclassiche”, non perdono il controllo, il contatto con la guida espositiva, e sopra tutto non cedono all’accademia, risultando così spontanei e convincenti. Fondano la loro forza su un suono diretto, finalizzato alla definizione di uno stile finalmente personale. Con “The grim” esplorano le profondità più abissali del death, servendosi di un brano che letteralmente sprofonda nella cenere ancora calda, “Forgotten wisdom” s’attorciglia su se stessa, abbandonandosi poi ad una cavalcata solenne. Chiudono “Shade of the night” e “The portal of elsewhere”, la prima sopra tutto segnata da continue rotture alternando nella sua struttura elementi più melodici ad altri violentissimi, mentre “The portal…” riassume in meno di cinque minuti quanto esposto fino ad ora: tecnica, precisione chirurgica, velocità, tutto pefettamente bilanciato. Uno dei gruppi più interessanti del panorama musicale estremo, e non solo italiano. 

 

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