Einstürzende Neubauten: Alles in Allem

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Alles in Allem ci presenta gli EN nel loro status attuale, al centro di un’evoluzione che, nel corso di una carriera lunga e prestigiosa, non si è mai fermata: una delle band più dotate di personalità, incurante delle mode e, tutto sommato, disinteressata alla fama – accusare la sua musica di essere ‘commerciale’, oggi come in passato, ha poco senso – tanto da aver sperimentato sempre con la massima libertà, usando tecniche che sono divenute esempio per altri. Di loro si potrebbe parlare all’infinito. Le loro recenti scelte a molti non sono piaciute: ad alcuni manca il rumore, il linguaggio ‘industriale’, l’attitudine anticonvenzionale. In realtà queste componenti non sono assenti in Alles in Allem dove, piuttosto, sono sintetizzate insieme a esperienze e stimoli giunti da ogni parte ad alimentare un background musicale e culturale più che variegato. In questo album, ispirato dall’amore per Berlino – in cui la storia è iniziata = c’è anche e soprattutto l’inclinazione ‘cabarettistica’ di Blixa Bargeld, figura poliedrica assolutamente dominante nel gruppo, che produce i frutti più sorprendenti. Ne è prova incontestabile l’opener “Ten Grand Goldie”, dall’andamento vivace, la cui versatile e multiforme elaborazione sonora è dominata brillantemente dal brioso canto di Bargeld. A seguire, “Am Landwehrkanal” sembra un po’ la ‘caricatura’ di una ballata con tanto di fisarmonica e l’ironia prevale sullo sdegno, nonostante si rievochi un fatto drammatico come l’uccisione di Rosa Luxembourg ma, poi, la meditativa “Möbliertes Lied” opta per una formula quasi ‘wave’ e, dunque, più ‘aggrondata’ anche se non priva di qualche estrosa ‘vibrazione’ e “Zivilisatorisches Missgeschick” ci ricorda i suoni/rumori delle origini, qua e là abbinati a passaggi più concilianti. Quindi la successiva “Taschen” conferma che lo sperimentalismo innato nella band non è stato abbandonato ed è intitolata allo strumento percussivo qui ampiamente usato, le borse, che, con un accompagnamento in stile ‘orchestrale’ e la voce ‘compassata’ di Bargeld trovano un degno utilizzo. Poi, “Seven Screws”, anch’essa in forma di ballata curiosamente cadenzata, torna allo stile distaccato e un po’ ironico già apprezzato in “Am Landwehrkanal”, mentre la title track è uno degli episodi più belli e più complessi, il cui esordio ‘enigmatico’ conduce ad uno scenario di grintosa espressività dove il canto, quasi uno ‘spoken word’, letteralmente ipnotizza. Un accenno meritano senz’altro anche gli ultimi tre brani: “Grazer Damm” è una ballata finalmente amara in cui Bargeld racconta una storia poco allegra con allusioni al passato nazista, in “Wedding” si sperimenta ancora con ritmica, suoni elettronici e voce ipnotica e ripetitiva mentre la splendida “Tempelhof” conclude con sonorità più lineari, in un’atmosfera tesa ma emozionante in cui Blixa alterna tonalità ‘virili’ a sussurri, un altro album di EN da non dimenticare.

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