helmynthe: Sklony otchayaniya

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Sale d’attesa vuote. Luci al neon intermittenti. Angoli festonati da ragnatele fossili. Il tabellone degli arrivi e delle partenze, un orologio rimanda un rumore sordo che si perde nel vuoto della stanza. Orari che cambiano. Ombre sulla banchina, passi affrettati. Un convoglio merci si muove, pesante e pigro. Una voce strascicata annuncia l’arrivo di un treno. Sarà quello atteso?

Stazione siberiana. Un freddo intenso che ghiaccia l’aria, rendendola immota. Tutto pare statico, fissato così da chissà quando.

helmynthe è il monicker dietro il quale si cela l’ingegnere ferroviario Dmitriy Gavenko, da Novosibirsk. Distretto Federale Siberiano. Non è all’esordio, stando alla sua pagina bandcamp. Ma da noi, in Occidente, è praticamente uno sconosciuto. Con Sklony otchayaniya indaga i tormenti dell’animo umano, l’ambiente che lo circonda sicuramente influisce sulla sua opera, inducendo in essa un senso acuto di abbandono, di solitudine. I suoni che alimentando queste nove tracce sono frigidi, lo sguardo dell’autore pare distaccato. Eppure si aprono degli spiragli, e pare allora di risalire, di rivedere il bagliore della Vita riprendere vigore. Poi si torna a precipitare nel buio (“Yama”). Voci (chiedono aiuto?) soffocate dagli strumenti, i quali intessono una trama fitta. Ambient dark, trip-hop… Il ritmo rallenta, tutto avvolge in una cappa, poi accelera, mantenendo comunque un incedere compassato. Induce alla riflessione. L’umore cangia nello spazio di pochi minuti, escludendo comunque qualsiasi impeto di gioia. Tutto appare spoglio, disadorno. Come la sala d’attesa d’una stazione persa nella sterminata landa siberiana. Interessante scoperta, helmynthe.

Per informazioni: www.epictronic.com
Web: soundcloud.com/helmynthe
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