Horror Vacui: Living for Nothing

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Più dark o più punk? Se fino al precedente New Wave of Fear la risposta era, a nostro avviso, ‘più punk’, oggi l’uscita del nuovo album dirime il dubbio. Living for Nothing, infatti, esula dalle citate etichette e si colloca in area postpunk fondendo suoni ‘vintage’ con la freschezza di un’ispirazione moderna nella quale sono infuse malinconie e un pizzico di cupa tensione e rendendosi portavoce di un filone italiano che, come si sa, produce frutti non disprezzabili come, per fare un paio di esempi, i Soviet Soviet o i Geometric Vision. Il disco è stato registrato a Bologna dalla band oggi formata da quattro elementi: Koppa, Andrea, Mesca e Marzia. L’opener “Consolation Prize” esordisce in stile tipicamente ’80, con basso e sonorità tetre assai allettanti per i fan del lato ‘oscuro’: la chitarra ‘wave’ e il canto tenebroso completano magistralmente il quadro. Anche la seguente “Lost” resta ancorata a un paesaggio post-punk duro e un po’ lugubre, mentre “Frustration”, uno degli episodi migliori, irradia inquietudine e tormento con fosche note di chitarra e voce sofferta; “Requiem” è un intermezzo strumentale di poco più di un minuto che, al di là del titolo, con i ‘gemiti’ di una tristissima chitarra offre una pausa davvero funebre. Troviamo poi “My Funeral My Party”, un altro gioiellino dark scandito da un basso di carattere e ‘rifinito’ da una liquida chitarra wave, mentre il canto manifesta pathos e sofferenza e in “Living in Tension” l’interazione di basso e chitarra, abbinata all’andamento incalzante, suscita proprio l’emozione evocata dal titolo. Infine, il clima desolato e vagamente sinistro della strumentale “Elegia” e le reminiscenze cureiane – ma arricchite dalla voce profonda e impetuosa di Koppa – di “Unreachable” concludono con l’intensità del post-punk che ci piace un album che possiamo solo apprezzare.

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