Magia Nera: Montecristo

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Il concept-album è una forma narrativa assai antica eppure per nulla desueta: ogni anno ne vengono pubblicati diversi da parte di Artisti appartenenti ad ogni ambito, perfino hip-hop!

I Magia Nera sono musicisti preparatissimi. L’origine del complesso risale agli anni sessanta, ma un evento nefastissimo (i nastri del loro esordio andarono perduti nell’incendio del furgone che li trasportava) determinò la sua (temporanea) dipartita. Ma la tenacia non difetta loro, ed ecco che “L’ultima danza di Ophelia” (copertina nera con pentacolo, i Pentagram!) vide finalmente la luce nel 2017! Il secondo capitolo della loro travagliata vicenda artistica giunge ad una manciata di mesi da quel fondamentale ricupero, ed i Magia Nera scelgono di confrontarsi (facendolo con rispetto) con l’Opera di Alexandre Dumas.

L’impianto è solido, hard progressive nerissimo, pece che cola dal pentagramma, la voce del narratore Emilio Farro è calda, avvince, i musici che lo spalleggiano mostrano virtù e perizia, senza eccedere. Vale la tecnica, certo, ma solo se è messa a frutto, funzionale all’esposizione. Ed i Magia Nera questo lo sanno, l’esperienza non manca loro. Quattro capitoli partiti in tre frazioni ciascuno, ma Montecristo è opera unitaria, solenne nei frangenti che lo richiedono, più raccolta in altri. La chitarra di Bruno Cencetti disegna arabeschi finissimi, ma quando deve far udire il peso della sua presenza, non lesina certo, Pino Fontana (batteria) e Fabio D’Andrea (basso, ma anche hammond, chitarre e percussioni) incedono sicuri, le tastiere onnipresenti distendono il loro splendido e fiammeggiante tappeto, in un episodio fa la sua comparsa anche una fisarmonica. Confusi? Non temete, Essi vi guideranno con accortezza, la loro Sapienza vi metterà al riparo d’ogni incertezza.

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