Esordio solista per la voce (e chitarra) degli interessanti Final Coil, insieme britannico (di Leicester) che già ospitammo su queste pagine (recensione di “The world we left behind for others”). Cangiano gli umori, essendo le sei tracce (più intro) più raccolte, raggomitolate su se stesse, tese a creare un’atmosfera oscura, notturna. “A nation’s trust” dà inizio all’esplorazione dell’anima bituminosa del disco; punto di partenza, percussioni elettroniche secche, ambiente minimale, spoglio, la voce che narra, a tratti sarà quasi sussurrata; come non lasciarsi irretire da “A slide into depravity”, ciondolante episodio che non lascia adito a speranza alcuna (sostenuto inoltre da un video assai curato)? Anche se trattasi di un “semplice” ep, The anchorite è oggetto di notevole impegno, come dimostra la produzione assai efficace affidata all’esperto James Plotkin, già al lavoro con ISIS, Khanate e Pelican: la chitarra rugginosa di “Antipathy” scuote la tracklist che ha in “Critical thinking” un altro dei suoi punti focali. Cinque minuti ben articolati, il suono denso di un brano intimamente percorso da un sottile senso di tremore; annunciazione di una incombente catastrofe? Perché l’apparato lirico, nei FC pesava, e certo Stiles non ha abbandonato i temi a lui cari. Rumori inquietanti, batteria glaciale, ancora chitarre iraconde, un clima plutonio appena stemperato dal piano. “Bury your head” (l’ultima traccia indicata come bonus) affonda nell’elettronica, combinando perfettamente i vari elementi dei quali è composta. Non ostante la sua brevità, The anchorite rappresenta un ottimo viatico per una carriera da sviluppare.

Per informazioni: http://www.epictronic.com
Web: http://philstiles.bandcamp.com