Sabbath Assembly: A letter of red

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Avevo perso le traccedegli americani Sabbath Assembly, colpa mia, pur troppo il Tempo pretende un dazio che va corrisposto. Ricupero ALoR grazie all’amico Massimo Gasperini, ed è un piacere riaccogliere la voce di Jamie Myers (che è “una” vocalist, non “un”!), già negli Hammers of Misfortune; anche se la memoria a proposito dei passati lavori non vuole assistermi, “Solve et coagula” e “The serpent uncoils” mi sorprendono. Nulla di particolarmente evidente, è che provavo forte la necessità di ascoltare questo hard rock occulto (la prima), ovvero una bella cavalcata che offre il respiro ampio degli anni settanta (la seconda). Partiture distese ove il team texano/novaiorchese ha buon gioco, “Worthless” è una giga spiritata, orchestrata apposta per fornire supporto sonoro ad un rito ancestrale celebrato nei boschi del New England (percussionismo tribale e sinistri scricchiolii death-rock!), echi di antico prog, quello di Runcorn, quello dei Legend (e degli Incubus Succubus quando ancora utilizzavano le “c”), la voce di Jamie che ripete gli esercizi della madrina Siouxsie Sioux o dell’alunna Candia McCormack, uno stile al quale la congregazione si presta forte della propria esperienza, sia come singoli che come complesso; forse meno sorprendente, meno incisivo, piùomologato” ad un suono che non pretende alcunché d’altro, solo di venir omaggiato ancora, al quale nemmeno la produzione di Randall Dunn – Sunn 0))) – offre una sponda, ma che A letter of red sia opera valida, lo dimostrano la cura con la quale viene risolta una ballatona crepuscolare come “Weighing of the heart”, interpretata con accorato trasporto da una cantante capace di suscitare belle emozioni. La coppia d’asce si erge ancora a protagonista intarsiando finemente la lucida superficie di questa gradevolissima composizione. “Hymn of the pearl” è scattante e dinamica, prog-rock venato di nero, l’apporto di Ron Varod (dei Kayo Dot) si rivela decisivo ai fini della riuscita del brano, altro elemento da tenere in considerazione. Disco numero sette di un percorso ormai lungo, il giudizio dipende in gran parte dalla aspettative, riposte o meno; considerando la messe di uscite, il rischio di non venir giustamente considerati è alto, ma probabilmente i Sabbath Assembly non se ne curano. A letter of red crescerà, consoliderà posizione dopo posizione: “A welcome below” è uno splendido congedo, spronandoci al contempo a riprendere il cammino. 

 

Per informazioni: https://sabbathassembly.bandcamp.com
Web: https://www.sabbathassembly.com
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