Søren: Bedtime rituals

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Sommersi quotidianamente da una coltre di schifezze sonore (ma non tutte le radio trasmettono porcherie), al cospetto di un disco come Bedtime rituals anche il più disilluso di noi ritroverà la fiducia (non dico la Fede…). E non limitatevi alle fragranze “eighties” distribuite con grazia noncurantelungo tutta la durata del lavoro, c’è pure dell’altro.

Belle melodie si intrecciano ad umori scuri sottolineati da liriche che calano ad indagare le profondità dell’animo umano (facendo ricorso anche ad opportune citazioni, vedasi T. S. Eliot “chiamato in causa” in “Hurry up!” ed in “Unreal City”). Alla terza prova, Matteo Gagliardi e la rientrante Diana D’Ascenzo (accompagnati da una nutrita schiera di ospiti tra i quali noto il nome di Fabio Fraschini – Novembre) imprimono una svolta stilistica al progetto, abbracciando sonorità elettriche caratterizzate da perfette traiettorie strumentali accentuate da archi e da punteggiature, le quali chiamano in causa la produzione solista di Bryan Ferry. E dal canto sublime, oltre che della citata D’Ascenzo, di Nina Orlandi, la quale incide sulla fine tessitura della citata “Unreal City” e di “My worst enemy”, accompagnando lo “slackerism” del band-leader. Ma Bedtime rituals, si badi, è immune da svenevolezze manifestando una narrazione ferma ed evitando con cura (e consumato mestiere) qualsiasi comoda allusione; è opera altresì personale, ricca di sfumature (di grigio, ma non quello opaco delle periferie metropolitane), financo calda, avvolgente (l’affetto degli archi in “Pain of love”). A rafforzare queste mie impressioni, il finale ci riserva uno degli episodi più incisivi di un lotto qualitativamente omogeneo, ovvero “A bedtime ritual”. Epilogo perfetto.

Per informazioni: https://www.instagram.com/soren.rocks/
Web: https://www.facebook.com/sorenrocks/
Email: [email protected]
TagsSøren
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