Ashton Nyte: Waiting For A Voice

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Già anima del progetto The Awakening, presente su queste pagine con la recensione dell’ultimo lavoro  Chasm, il musicista/polistrumentista sudafricano Ashton Nyte presenta oggi l’album Waiting For A Voice. Chi abbia potuto ascoltarlo dal vivo nel suo ultimo tour, nel quale ha aperto le date di Wayne Hussey, non sarà sorpreso dalle atmosfere di queste dodici tracce che raccontano molto dell’interiorità e delle scelte versatili di Nyte, negli anni 90 uno degli antesignani del dark gothic nel suo paese (prima di trasferirsi negli USA nel 2008), oggi songwriter dai toni lirici che predilige formule acustiche di grande semplicità. Averlo visto suonare su un palco, comunque, fa comprendere il reale spessore di questo artista profondo che, proprio negli ambienti più raccolti, oltre che per la sua voce baritonale particolarmente carismatica, si lascia apprezzare anche per il pathos di cui i suoi pezzi sono pervasi. A quanto si è letto, i brani di Waiting For A Voice sarebbero nati nel periodo in cui il nostro era in giro con Hussey e rispecchiano il mood meditativo che aveva caratterizzato le sue esibizioni: presenza dominante della chitarra generalmente acustica ma anche soluzioni più ricche e complesse con parti elettroniche di una certa densità. La title track, che apre l’album, è una lenta, tristissima ballata incentrata su note delicate di chitarra e una trama elettronica semplice ma efficace: la bellissima voce davvero non necessita di descrizioni. La seguente “Ocean Song” introduce uno scenario di sognante languore mentre “This Isolation” indugia su toni malinconici vagamente folkeggianti e “Has Anybody Seen My Love” si arricchisce di un arrangiamento più composito che ben si abbina con l’intensità del canto; “Dark Star”, uno dei brani più riusciti, con il suo andamento appena più vivace e la voce ‘avvolgente’ oscilla fra oscurità e ‘gotiche’ ombre. “I Asked for Nothing” torna poi alla formula della ‘ballata’ raccontata dal ‘menestrello’ più triste che c’è e “Time (Just Before The Light Got In)” è un momento di fosca quanto accattivante introspezione; la deliziosa “Disappear” si avventura in un ritmo più animato, quasi ballabile, ma l’atmosfera resta malinconica e evocativa. Quindi, bypassato il cupissimo intermezzo di “Soon It Will Be Morning”, vogliamo segnalare la cover in chiave acustica – tutto sommato valida! – della celebre “Heros” di Bowie, artista di cui il nostro è sicuramente debitore, e la tormentata “Icicles”, che conclude con poche lineari note e toni vocali struggenti, un disco che ci lascia pensosi e mesti, ma di cui si può, all’occasione, aver bisogno. Insieme a Waiting For A Voice esce anche il primo libro di Ashton Nyte, contenenti poesie e testi assortiti sugli abituali temi introspettivi da lui preferiti.

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