Lucynine: Amor venenat

0
Condividi:

Se ti viene appiccicata addosso l’etichetta “avangarde metal”, rischi di trovarti dinanzi il plotone d’esecuzione schierato. Se poi ti incammini lungo l’impervia via del concept-album, ecco che i perigli si moltiplicano.

Coraggio. Sergio Bertani coccola la sua creatura Lucynine dal 2013, l’ha fatta crescere, irrobustirsi. Ecco che Amor venenat, opera concettuale che sfrutta un tema assai trattato, pur con tutti i pregi ed i difetti che comporta il formato narrativo, infine risulta convincente. Anche gli episodi che fungono da elemento di contatto vengono risolti con l’intenzione di renderli ciò che sono, funzionali al contesto.

Eppoi ci sono dei brani davvero convincenti, ove l’Autore fa sfoggio di conoscenza e di competenza. Così ci si lascia traghettare dal black furibondo (l’opener “Family” che potrebbe trarre in inganno, ma pure “Heartectomy”), al rock multi-sfaccettato di “Things I’ll never know”, nemmeno troppo distante dallo stile proprio dei Pyogenesis (con Tool ed A Perfect Circle a fornire un ulteriore supporto).  Estrema varietà che non irrita l’ascoltatore, che al secondo/terzo ascolto di Amor venenat finalmente ne compenetrerà (se ne avrà avuto costanza) la portata. “Apostasia” omaggia atmosfere scure e malate alla Korn/Manson (quando se la cavava…), che rientrano in “White roses”, sorta di funereo southern-gothic suonato in una cantina della quale è sconsigliato esplorare gli angoli più bui. Il death efferato di “Roma blue” s’incastra tra la prevalentemente strumentale  “Anthony Hopkins” che ospita alla voce (diversi sono gli interventi vocali esterni che si affiancano a Bertani) Dario Penne che dell’attore americano è doppiatore, e “Tutto il male del mondo” (voce di Gianna Coletti), dall’intro sacrale che rimanda a certo prog occulto del quale noi Italiani  fummo Maestri (e che continuiamo tutt’ora ad alimentare); lo sviluppo della canzone rappresenta ancora una svolta ardita, ma l’episodio si merita l’encomio. La cover. “Everyone I love is dead”. Type 0 Negative. “World coming down”. 1999. Prova superata, non aggiungo altro, chi mi conosce sa cosa significhino per me i T0N.

Amor venenat conta tredici brani ed oltre un’ora di musica. E’ un concept, i singoli capitoli possono (ad esclusione di un paio) ascoltare autonomamente. Ecco, forse la durata può scoraggiare qualcuno. Ma chi Amor venenat affronterà con spirito indagatore, troverà in esso soddisfazioni oggidì rare.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.