Houses of Heaven: Silent Places

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Si spera mantengano le promesse gli Houses of Heaven dalla California che hanno pubblicato quest’anno il debut album Silent Places. Un debutto davvero rilevante. Se da un lato gli Houses of Heaven – Keven Tecon, Adam Beck e Nick Ott – sembrano fare propria una tradizione che ha in The Soft Moon l’esponente più autorevole – e non a caso i due progetti condovidono la provenienza geografica, Oakland, ed è nota la collaborazione di Tecon al secondo lavoro di The Soft Moon – dall’altro hanno ‘aggiornato’ la formula avvalendosi con abilità di suoni synthwave e ‘industriali’ e si sono attenuti a paesaggi oscuri e angosciosi senza escludere derive di pop elettronico che hanno reso l’amalgama più appetibile: un’operazione che possiamo definire perfettamente riuscita. L’opener “Sleep” è, nel complesso, una di quelle più vicine a The Soft Moon e, come la sua musica, riflette crudi contesti metropolitani: ma l’arrangiamento elettronico prevede anche motivi e ‘arricchimenti’ di stampo tutt’altro che ‘industriale’ creando una modalità espressiva insolita e interessante. La seguente “Dissolve the Floor” ha un’impostazione cupa e ossessiva con echi apocalittici alla NIN e ritmica ‘rimbombante’, di certo uno degli episodi migliori del disco, mentre la emozionante “All Possible Obstacles Are Present” è caratterizzata da suoni sinistri e minacciosi – non a caso, pare sia ispirata al libro di Ballard Il condominio – che, ancora una volta, fanno pensare al plumbeo mondo di Luis Vasquez; “A Place Between” attesta che gli Houses of Heaven di rumorismi decisamente se ne intendono. Poi, “Channeling” regala un momento di tensione frenetica, con un ritmo fragoroso e martellante a tinte electro e “Time Apart” uno scenario ‘futuribile’ e astratto, che fa pensare alle luci stroboscopiche. Infine dopo una concessione al dancefloor (“In Soft Confusion”) tutto sommato di classe, troviamo “Pathwork”, forse la più anonima del lotto, e la conclusiva “Caresses” con le sue inattese sonorità ‘atmosferiche’ abbinate a rumorismi e dissonanze, che chiude in pieno mood sperimentale – ma estremamente intrigante – un disco nuovo e di valore.

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