L’Amara: Cronache dal sottosuolo

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Nuovo disco per L’Amara, un gruppo che definisce la propria musica “neo-folk da osteria”. Questo nuovo lavoro intitolato Cronache dal sottosuolo è una sorta di concept che ci narra di alcuni personaggi maledetti e dannati sconfitti dalla vita e dalle sue brutture. Si tratta di racconti post mortem che lasciano trasparire uno sguardo disilluso e amaro della vita. Va detto subito che siamo di fronte ad un’operazione volutamente retrò che recupera le radici della canzone popolare italiana. Ci sono sicuramente delle analogie con quanto fecero all’epoca gli Ain Soph con Aurora ma anche con i più recenti lavori degli Ianva. L’inizio del disco ci introduce subito in un’atmosfera fosca e da incubo mediante dei sample tratti dal film La maschera della morte rossa di Roger Corman (trasposizione del celebre racconto di Edgar Allan Poe). Viene rievocata la scena iniziale della pellicola dove una figura vestita di rosso dona a una vecchia che raccoglie la legna una rosa rossa e le dice che presto giungerà la liberazione. Il successivo brano è “La povera rosetta di Piazza Vetra”, una canzone popolare milanese che viene interpretato da Trevor (Northgate). Mi spiace dire che questa versione non regge il confronto con quella interpretata da Nanni Svampa. In “La ballata del cravattaro” troviamo Giovanni Leo Leonardi (Siegfried, Carnera) protagonista in una bella ballata che rievoca antiche osterie fumose mentre in “Rione vendetta” Adriano Vincenti ci porta a visitare i vicoli malfamati di una Roma che non c’è più mentre alla chitarra trovimao DanPk (Daniele Bonifazi, conosciuto anche come Giacomo Daniele della Hellbones Records). ‘L’appeso” è invece uno dei momenti più ispirati del disco, un brano cantato da Giovanni Leo Leonardi e ben arrangiato (da Christian Ryder) che ricorda gli Ianva di “Italia: ultimo atto”. Gabriele Fagnani della Corazzata Valdemone ci propone poi una cover di “Recluso”, composto negli anni ‘30 da Bregonzi. “Il Malcontento” ci parla di struggenti e maledette storie d’amore anche se forse l’interpretazione di Jonny Bergmann (Inner Glory) è un po’ compassata. “Sangue d’osterie” in origine era un brano de La Pietra Lunare qui interpretato da Vinz Aquarian. Dopo un’altra intensa interpretazione di Giovanni Leo Leonardi in “Julia” è poi la volta di una funerea canzone di guerra cantata da Vido (Spiritocrampo). “Liberati” cantata da Daniele Ianna (Sun’s Spectrum) è una ballata folk dai toni foschi ed esoterici. La chiusura è affidata alla voce della Morte Rossa che chiude simbolicamente la mascherata dei personaggi che abbiamo incontrato. Cronache dal sottosuolo piacerà agli amanti delle storie nere, a chi ama bere un bicchiere di vino rosso in osteria e cerca emozioni forti.

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