Voyvoda: Confessions of a Macedonian Bandit

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Anche la Bulgaria ha le sue stelle del post-punk: i Voyvoda – il monicker si ispira a mitici guerriglieri di area balcanica – hanno infatti pubblicato quest’anno il loro quarto lavoro e l’impressione è stata molto positiva. Già notati tempo fa anche qui da noi, all’uscita dell’album Изток (Iztok), che i più avevano giudicato assai vicino alla tradizione ’80, i nostri hanno stavolta trovato la ‘quadratura del cerchio’: Confessions of a Macedonian Bandit reinterpreta il sound postpunk in una formula nuova e interessante, alla luce di una cultura diversa e di una spiritualità a suo modo unica, fondendo sonorità dirompenti e folklore balcanico…il disco va ascoltato, non ci sono dubbi. Vediamo di cosa si tratta. Si parte con il contesto palesemente popolare di “Karandjule”, dove i rintocchi iniziali introducono un panorama ‘folkeggiante’ dai risvolti ‘marziali’, oscuro e quasi ‘polveroso’ ma non privo di un vago ‘sentore’ orientale. Bellissima ballata poi la seguente “Katastih”, in cui la chitarra emana note intense e il ‘tessuto’ sonoro diviene sempre più variegato, con cori alla fine e altre inaspettate variazioni, mentre “No Friends But The Mountains”, anch’essa basata su un canto popolare, è tutta giocata sul binomio chitarra/percussioni, oltre che su un’atmosfera cupa dalle tinte ‘arcaiche’, sottolineate anche da occasionali, impetuosi interventi vocali in sottofondo; “Black Eyed Girl (On Plachkovitsa)” trasmette una malinconia densa e un po’‘scostante’, cui i vagiti che ogni tanto si odono, le incomprensibili voci e gli intermezzi in chiave popolare conferiscono un’‘aura’ totalmente sinistra. “Brodnick” si apre poi nel mistero e avanza in uno scenario sempre più nero ed enigmatico e “Kingdom of God is Within You” interpreta mirabilmente anima folk e un’arcana spiritualità, che sopravvive anche nella successiva “Shkret”. L’ispirazione folk prosegue in “Spiro Gulabcheff” e nella ‘rituale’ “Zadushnica”, tristissima e solenne al tempo stesso e infine, “Krst” conclude con desolate note di piano e un clima tenebroso quanto ‘misticheggiante’ – nonostante la chiusa interlocutoria – un album complesso e ricco di fascino, che ci presenta visioni e oscurità di altri mondi.

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