John Foxx And The Maths: Howl

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Senza tema di smentita possiamo collocare fra le uscite imperdibili del 2020 Howl, l’ultima release di John Foxx And The Maths che, da un lato, sembra qui aver trovato la dimensione ottimale e, dall’altro, indica un legame – e una ricerca! – che riemergono a distanza di molti anni. Qualcuno ha detto che Howl pare un disco degli Ultravox: forse lo prova anche la presenza significativa di Robin Simon, chitarrista di System Of Romance, il cui contributo, inutile dirlo, appartiene al nucleo sostanziale dell’album, in quanto diretto collaboratore persino nella scrittura; ma Howl è, al tempo stesso, colmo della personalità di Foxx al punto da attingere da ogni aspetto della sua esperienza che, sicuramente, va assai oltre gli Ultravox. Definire la formula di Howl è davvero un’impresa: c’è l’elettronica (ovviamente) ma c’è anche il rock, c’è una palese inclinazione pop abbinata all’attitudine colta; su tutto quanto svetta però la voce di Foxx che di certo non fa pensare a un settantenne. La prima traccia, “My Ghost” irrompe con synth, chitarra e la melodia più ‘ficcante’ e dinamica che esiste, in pratica il prodotto di una vecchia ‘volpe’ della musica. La title track ci accoglie quindi ‘rockeggiando’ e ‘riecheggiando’ Bowie, come molti hanno rilevato, mentre si torna agli Ultravox con la sfavillante “Everything Is Happening at The Same Time”, la cui trama ‘sintetica’ è destinata ad imprimersi nella memoria insieme alle tonalità accattivanti del canto; “Tarzan and Jane Regained” corregge il registro introducendo note impetuose di chitarra che ricordano i Killing Joke. Segue poi il classico brano che fa sognare, in pratica un altro dei gioielli del disco: “The Dance” è un prodigio di eleganza e fantasia, non il segno di uno sguardo al passato, ma di un’ispirazione brillante e genuina e non è affatto male, subito dopo, nemmeno “New York Times” con il suo richiamo ai Velvet Underground mentre “Last Time I Saw You” è dominata da una grande chitarra e da un mood più aggressivo, con un canto sorprendente a colori ‘robotici’. L’album termina con l’aspetto più struggente e romantico dell’anima foxxiana: “Strange Beauty” e il suo palese omaggio al Bowie della fine, chiudono con magia commovente quello che, per ricchezza e significato, può definirsi come il ritratto esauriente di uno straordinario artista.

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1 comment

  1. Christian Princeps 6 Ottobre, 2020 at 10:35

    Artista straordinario , tra l’altro le sue prime opere da solista”Metamatic”e”The Garden ” sono autentici classici non inferiori ai dischi degli Ultravox.

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