Lebanon Hanover: Sci-Fi Sky

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Finalmente è successo: anche i Lebanon Hanover hanno ceduto al desiderio di novità e il nuovo album Sci-Fi Sky è la prova di un’energia creativa che, per fortuna nostra e loro, ha ancora risorse. Del resto, dopo Let Them Be Alien erano in molti a chiedersi – e noi fra questi – se il duo anglo svizzero non avesse ormai grattato il fondo del barile. Invece i due singoli pubblicati come anticipo di Sci-Fi Sky , “The Last Thing” e “Digital Ocean”, avevano chiarito le intenzioni dei due, decisi ad ampliare le potenzialità della loro musica servendosi, per esempio, dell’esperienza di Qual, il progetto del solo William Maybelline. Si attenua, dunque, il minimalismo a volte davvero scarno che ha spesso caratterizzato la produzione precedente a favore di arrangiamenti assai più compositi, dove l’elettronica acquista forza, gli scenari hanno sfumature più ‘aspre’, occasionalmente quasi ‘industriali’, e la chitarra è presente in tutte le sue ‘forme’, perfino quella acustica. Insomma, per il momento, il fascino un po’ ‘spigoloso’ di “Gallowdance” sembra farsi da parte, a favore di suoni sicuramente vari, sia più ‘muscolosi’ sia più sfumati. Ce ne accorgiamo già con l’opener “Living on the Edge” dove il cupissimo esordio elettronico si arricchisce di una ritmica decisamente sostenuta, un basso potente, qualche tagliente nota di chitarra e la voce di Larissa è sempre profonda ma con tonalità più naturali. Subito dopo, in “Golden Child”, il basso si prende la scena con prepotenza, ma anche la chitarra ha il suo spazio ed è William a intervenire con il pathos che conosciamo, mentre “Garden Gnome” propone una chitarra sferzante abbinata ad un canto tristemente modulato; la già citata “Digital Ocean” è una traccia insolita, dall’andamento drammaticamente cadenzato, dove la voce di William è pervasa da un impeto rabbioso dai risvolti lievemente teatrali. La bella “The Last Thing” opta per una melodia malinconicamente ‘gotica’, scandita con decisione dal basso e accentuata dalla chitarra e le meste tonalità di Larissa completano il quadro, ma la sorpresa è “Angel Face”, una sorta di tetra ballata acustica, interpretata da William con carisma notevole; poco più in là, “Your Pure Soul” è un autentico – ed efficacissimo! – ‘saggio’ di oscurità, cui a suo tempo Qual ci ha abituato. Infine, “Come Kali Come”, grandissimo pezzo che sintetizza canoni ‘industrial’, percussioni tribali e tragedia greca, con la voce a dominare uno scenario cupo all’inverosimile, conclude un lavoro che riporta i Lebanon Hanover a livelli rilevanti.

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