Marilyn Manson: We Are Chaos

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Chissà se il titolo del nuovo lavoro di Marilyn Manson, We Are Chaos, vuole alludere all’eterogeneità che lo caratterizza e che rischia di farlo apparire ad alcuni confuso, proprio perchè ha messo, per così dire, troppa carne al fuoco. Personalmente il disco mi piace e ne apprezzo le derive in vari generi, la maggior parte dei quali lontani dallo stile abituale di Brian Hugh Warner per come l’abbiamo conosciuto: nelle dieci tracce di We Are Chaos troviamo infatti momenti acustici, alcuni decisamente pacati, passaggi emozionali che fanno pensare ad una sensibilità nuova, forse connessa alla percezione del tempo che passa. Qua e là il nostro strizza l’occhio al pop regalandoci motivi orecchiabili e molto meno arrabbiati del solito, mostrando di essere legato, per esempio, a una figura come Bowie, soprattutto quello della maturità, la cui ‘lezione’ mai prima era stata così presente. A controbilanciare un mood tanto misurato e tendente al malinconico c’è sempre la voce grintosa che, a quanto si legge in giro, comunque non basta ai fan del Marilyn Manson più polemico e aggressivo. Vediamo l’opener “Red Black and Blue” che, dopo un aspro monologo al centro dell’esordio assai teso, devia verso territori impetuosi a tinte ‘metallare’, in una miscela speziata che non può dispiacere. Subito dopo, però, il clima pare risolutamente cambiare con “We Are Chaos”, per avvicinarsi a toni malinconici spesso inclini al pathos e, a seguire, “Don’t Chase The Dead” si concede un’incursione quasi melodica in riuscito contrasto con il canto graffiante come al solito, sotto l’egida di Bowie cui si accennava. Poi, ecco uno degli episodi più belli, “Paint You With My Love” che, ben lungi dal suonare melenso, propone un momento struggente dal sapore ’70 accompagnato da agrodolci ‘coretti’: ma poichè Satana è sempre all’erta, il finale in stile piuttosto diverso sgretola rapidamente lo scenario pop. Notevole anche “Half-way & One Step Forward” con il suo piano lineare ma ricco di senso, dove il reverendo infonde nel canto tutta l’intensità possibile mentre “Infinite Darkness” sembra un po’ un contentino per i fan meno amanti delle novità e “Perfume” è una concessione al Marilyn Manson più spregiudicato e impudente. E se “Keep My Head Together” conserva un energico e brioso afflato rock, “Solve Coagula” torna alla formula più introspettiva e allo ‘spleen’; in chiusura, “Broken Needle” ci lascia con una chitarra acustica intimista e sorprendente e toni veementi ma accorati a chiederci in quali insoliti luoghi il nostro ci stia oggi conducendo.

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