Control Room: Scenery

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Il duo statunitense Control Room ha pubblicato da non molto un album notevole, sufficientemente pervaso di oscurità da non far rimpiangere le atmosfere più intense degli anni ’80. Austin Griffith e Warren Ard si trovano dunque a ‘ripercorrere’ un sentiero che conosciamo bene e cercano di riproporre i canoni del nostro genere preferito in chiave attuale: a cavallo fra synthwave e postpunk, condividono con i Joy Division il mood ‘depresso’ ma, stilisticamente, appaiono più vicini ai New Order, in quanto prediligono sonorità pop, elettroniche e ‘ripulite’, nonostante la presenza assai significativa del basso, che scandisce ogni traccia con fermezza spietata. Gli undici brani di Scenery sono un ascolto gradevole, che scorre decisamente con agilità: alcuni sono più ballabili di altri e non mancano passaggi di un certo interesse. L’opener “Black & Blue Flowers” abbina una riuscita melodia sintetica ad una ritmica risoluta, condotta da un basso di carattere: la parte vocale, in verità, supera di poco la sufficienza, ma l’insieme onestamente funziona. Subito dopo, “Out Of Your System” opta per una formula più energica e ballabile e il canto di Griffith diviene più suadente, mentre “I Woke Up And Everything Was Moving”, sempre vivacemente ritmata, ha un irresistibile sapore ’80; “Crushed”, uno degli episodi migliori, procede con maggiore pacatezza, attestandosi su suoni malinconici ed evocativi. Quindi, bypassata “Parking Lot Job” e il suo frizzante motivo orecchiabile, “Surveillance” regala un momento più libero ed estroso e “Erase” ci riporta con disinvoltura al dancefloor. Delle restanti tracce ci basti menzionare la cupissima “Seeing Things”, anch’essa di stampo palesemente ‘vintage’ e, infine, la conclusiva “War”, altro pezzo davvero valido, che chiude con attitudine fosca ma con andamento brioso il disco di un progetto che ci proponiamo, d’ora in poi, di seguire.

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