Intervista ai Moonlit Station

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Limitare la loro proposta all’ambito dream-pop significherebbe commettere un errore di valutazione di non poco conto. Restringerebbe infatti l’ambito di analisi e sopra tutto ridurrebbe ad una unica fonte un’ispirazione ben più ampia ed un’esposizione decisamente più profonda. L’impasto sonoro creato da questi tre intraprendenti musicisti incorpora, amalgamandoli perfettamente, diversi elementi, tutti comunque riconducibili ad una inclinazione melodica che appare assai naturale. 

 

Come e quando vi siete formati? Vi frequentavate anche prima di dare il via al progetto? 

Silvia: il progetto Moonlit Station è stato un pensiero ricorrente negli ultimi anni, ce lo ripetevamo periodicamente Guido ed io, ma non era mai il momento giusto. Si è ufficialmente concretizzato in una fredda domenica primaverile dell’anno scorso. Guido ed io abbiamo suonato assieme per molti anni in diversi progetti, Jack è stata invece una scoperta più recente. 

Quali sono gli Artisti e/o i complessi ai quali vi siete ispirati o dai quali avete preso riferimento? 

Silvia: il nostro sforzo è sempre stato quello di avere una forte personalità, una “voice” riconoscibile, che ci caratterizzi. Senz’altro abbiamo degli artisti che occupano un posto speciale nel nostro cuore ed a cui ci sentiamo vicini in termini di sensibilità e di sonorità, alcuni tra i tanti possono essere i Radiohead, Nick Cave e Anna Calvi, ma anche Beatles e Leonard Cohen. 

Come definireste (o definite) la vostra proposta? Sicuramente non ascrivibile ad un solo ed unico genere. 

Silvia: crediamo che la nostra musica si collochi a cavallo tra dreampop e shoegaze. Manteniamo tuttavia una forte componente cantautorale ed una particolare attenzione per la melodia. 

Le tracce presenti sul vostro esordio Daydreams a quando risalgono? La forma che hanno assunto sul disco è quella originaria ovvero è stata oggetto di modifiche? 

Silvia: Daydreams è stato scritto e realizzato negli ultimi due anni. Abbiamo la fortuna di poter registrare autonomamente le nostre canzoni e di poterci quindi dedicare tempo, cura e attenzione. Portiamo i brani in versione quasi definitiva in sala prove, gli ultimi dettagli prendono poi vita in registrazione. 

Cosa rappresenta Daydreams nella vostra storia, nel vostro percorso artistico dagli esordi ad oggi? 

Guido: rappresenta contemporaneamente un punto di arrivo ed un punto di partenza. Un punto di arrivo perché, attraverso Daydreams, crediamo di aver raggiunto un nuovo livello di crescita e maturità artistica. Dopo dieci anni di musica e registrazioni insieme, sentiamo di aver acquisito una nuova consapevolezza del nostro sound, del nostro mood, e delle nostre capacità; dall’altra parte, dopo appunto dieci anni trascorsi insieme con altri progetti musicali, Silvia, Jack ed io abbiamo deciso di dare (letteralmente) “inizio ad un nuovo inizio”, fondando una nuova band, i Moonlit Station; Daydreams è allora il primissimo frutto di questa nuova avventura insieme. 

Incidete per una etichetta giapponese, come siete entrati in contatto con questa? Vi supporta, ed in che termini avete definito la vostra collaborazione? Siete soddisfatti del loro operato? La scelta del formato fisico si è infine rilevata appropriata, rispetto alle aspettative? 

Guido: la collaborazione con l’etichetta Sign-Pole Records è nata otto anni fa. A febbraio del 2012 io mi trovavo a Tokyo per motivi di lavoro e avrei dovuto trascorrerci un mese. Decisi di provare a contattare delle etichette del posto per promuovere il primo disco di un vecchio progetto musicali mio e di Silvia. La Sign-Pole Records mi ha risposto, mi ha ricevuto nello studio dell’etichetta e siamo subito entrati artisticamente in sintonia. Il rapporto che c’è tra di noi adesso va ben oltre il semplice lavoro musicale, siamo diventati amici. Il disco fisico ci dà sempre molte soddisfazioni: aldilà dell’utilità pratica, i dischi che l’etichetta stampa e ci manda dal Giappone sono dei veri e propri gioiellini da collezione che arricchiscono il nostro album di un’ulteriore bellezza visiva che non sarebbe fruibile solo virtualmente. 

Quali riscontri, ad oggi, ha ricevuto Daydreams

Guido: Daydreams ha ricevuto fino ad ora delle ottime recensioni su vari blog e riviste, virtuali e cartacee, tra le quali Guitar Club, Drum Club, il Manifesto (nell’inserto culturale “Alias”), e altre ancora.  Direi che siamo molto soddisfatti. (Recensito anche da noi! N.d.Had) 

Come si sviluppa il processo compositivo, sia dal punto di vista lirico che sonoro? Siete coinvolti tutti e tre? 

Silvia: gli autori delle canzoni siamo io e Guido, generalmente si parte da una bozza voce e chitarra scritta e registrata in solitudine che viene poi arrangiata e sistemata in sala prove con il contributo di ciascuno. 

I testi sono incentrati su un particolare soggetto, sottolineato dall’artwork e dai titoli delle canzoni, v’è un particolare motivo, un’inclinazione che ha prevalso? Chi è l’artefice di questi? 

Silvia: ci piace scrivere dello spazio e del mare, ci piacciono le belle canzoni malinconiche e le sonorità sognanti, credo che semplicemente ci assomiglino. Le persone che si occupano della parte grafica collaborano con noi da molti anni, conoscono noi e la nostra musica e sviluppano delle idee che troviamo sempre sorprendentemente adatte. Approfitto per ringraziarle, Gabriele Giolo si è occupato delle illustrazioni, Kathalin Daka del design grafico e la nostra etichetta Sign-Pole Records della stampa. 

Avete degli Autori, non musicisti, che vi hanno ispirato, dalle opere alle quali avete attinto idee, spunti? 

Silvia: sì, la lettura è sempre fonte di grande ispirazione. Cito un solo autore a cui per diversi motivi siamo particolarmente affezionati, si tratta di Haruki Murakami. Siamo sempre stati affascinati dall’atmosfera e dal senso di sospensione delle sue opere, c’è molto di questo nelle nostre canzoni. 

Avete, dalla pubblicazione del disco, composto nuovi brani? 

Silvia: Certamente. Approfittiamo di questo periodo così difficile per l’attività live per lavorare su nuove canzoni. 

Considerando i tempi non certo facili che stiamo vivendo, siete riusciti pure ad esibirvi dal vivo. Quanti concerti avete tenuto, in che contesto e sopra tutto quali emozioni avete provato, quali reazioni avete notato nel pubblico? 

Guido: in questi tempi assurdi che stiamo vivendo, siamo riusciti ad esibirci nell’unico periodo di pseudo tranquillità, che è stato l’estate. Abbiamo fatto tre concerti: uno nella stupenda cornice della piazza di Cormons (dove abbiamo condiviso il palco con gli Starbuck e il cantautore Dario Snidaro); gli altri due invece rientravano nell’iter delle selezioni di Sanremo Rock (uno a Sacile ed uno a Sanremo). Ogni concerto racconta un’avventura e delle emozioni a sé stanti, e le stesse reazioni del pubblico sono sempre uniche e diverse. Tuttavia abbiamo avuto sempre la fortuna di trovare un pubblico che ha risposto calorosamente alla nostra esibizione, dandoci il giusto scambio di energia per rendere il concerto sempre un’esperienza speciale, sia per chi ascolta, sia per noi stessi. 

Recente è la vostra partecipazione a Sanremo Rock & Trend, un sunto di questa esperienza? Perché avete deciso di cimentarvisi? 

Silvia: onestamente, non amiamo i contest, non crediamo che i concorsi abbiamo molto a che fare con l’Arte. Nonostante tutti i nostri dubbi abbiamo deciso di iscriverci nella speranza di migliorare la nostra visibilità in Italia. Si tratta senz’altro di un concorso storico che coinvolge molte persone, non si sa mai. Da sempre rivolgiamo la nostra attenzione principalmente all’estero, l’abbiamo presa come un’opportunità. Suonare sul palco dell’Ariston è stato molto emozionante e soddisfacente. 

Non possiamo non fare riferimento al futuro dei Moonlit Station. Avete in animo di pubblicare nuovi brani?  

Silvia: certamente, scrivere e arrangiare nuovi brani è la parte migliore di tutta la storia.

 

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