Keiser: Our wretched demise

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Un disco che mi ha sinceramente e piacevolmente sorpreso. I norvegesi Keiser giungono al compimento del primo lustro di attività dando alle stampe un’opera solida che si richiama al black primordiale, utilizzandolo però come base, come fondamenta di un suono bellicoso che esprime una ferocia inaudita ma controllata. Episodi come l’opener “Prelude to war” e “Cannons of war” rimandano all’epic più puro ed incorrotto; la narrativa grandiosa degli Warlord non deve aver lasciato indifferenti i quattro Keiser i quali mostrano particolare attenzione all’esposizione. “Scourge of the wicked” è abbellita da intarsi chitarristici nephiliani che alleggeriscono una trama altrimenti pesante, “When fire rides the nightsky” è fedele ai ferrei dogmi black, traducendosi in un assalto frontale di inaudita potenza; da questo brano, fino all’imperiosa ed estesa nel minutaggio title-track posta in chiusura, è il metal più oscuro e fuligginoso ad impossessarsi della scrittura, risolta sempre con padronanza di mezzi ed idee. “Our wretched demise” (la canzone) rappresenta il degno epilogo di un’opera che ricupera l’energia, la sfrontatezza, la ruvidità del black metal, mostrandosi al contempo disponibile ad accogliere elementi, se non innovativi, certamente portatori di benefici. Possono e devono ancora migliorare, la personalità e la decisione pare non manchino.  

 

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