Old Kerry McKee: Mono secular sounds

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Old Kerry McKee è uno di quei personaggi che mia mamma identificherebbe come “racatan”. Termine che non troverete su nessun dizionario friulano/italiano (sì, esistono, googolate “dizionari furlan” e vi si aprirà un mondo, scoprirete una lingua bellissima), che usa sovente. Il “racatan dal borg” è uno scapolone (“vedran”), oppure uno che la moglie ha cacciato di casa (le solide mogli friulane!), ridotto ad uno stato di disperazione che non prevede redenzione. Almeno secondo il rigido metro di giudizio di mia madre. 

Ve l’immaginate a ciondolare tra Arkansas, Tennessee e Mississippi (“House of the rising sun”, no, non è una cover). Invece… è svedese. Di lui non si conosce il nome (e non solo, un velo di mistero circonfonde la sua figura di cantastorie d’altri tempi), pare che frequentasse congreghe dedite al black/death metal. Che in Mono secular sounds è presente, seppur ben celato (a volte si palesa con maggior insistenza, comunque c’è). L’istinto, l’approccio. Fa tutto da solo. E lo fa bene. Il suo è un blues deviatissimo, scarnificato, totalmente dedito ad una formula espositiva che non prevede compromessi e/o opacità. Un’opera di autentica eviscerazione. L’attacco grandioso di “South spruce blues” è infestato da larve southern-gothic, il canto è disperato, l’urlo di chi ha perso/sta perdendo tutto. Ma poco oltre ecco “I’ve been building” e la polvere che si leva dalla strada depositandosi sugli scarponi sfondati. L’epica americana trapiantata nella Svezia rurale, perchè no? Mono secular sounds è il cuore che pulsa; ballate che sembrano stracci intrisi di sangue e lagrime (“Woman from Tarnava”, perchè la Romania?) seguite da episodi ove l’atmosfera si fa più densa, tesa (“Anxiety blues”). Un disco sincero Mono secular sounds, lo spirito indomito del singolo “Cattles and wolves” ne è la prova. Una rarità, oggidì. 

 

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