All’interno della scena post industriale italiana i Sigillum S sono considerati un gruppo leggendario: si sono formati nel 1985 a Milano dall’incontro fra Paolo Bandera (l’anima matematica del progetto), Eraldo Bernocchi (il lato occulto) e Luca Di Giorgio e hanno iniziato un percorso rigoroso e concettuale che prendeva le mosse da diversi media (oltre alla musica sono stati influenzati da letteratura e cinema). Indubbiamente è importante nel loro immaginario l’influsso di scrittori come Philip K. Dick, James Graham Ballard e William S. Burroughs. Fra i loro interessi c’è l’approfondimento del rapporto fra il corpo umano e le modificazioni su di esso da parte della tecnologia. A mio avviso il loro capolavoro è Bardo Thos Grol, un disco che ha la stessa intensità di In Den Garten Pharaos dei Popol Vuh. Ma tutta la loro discografia rimane su ottimi livelli: dallo loro musica traspare una tensione sotterranea in continua evoluzione che, ancora oggi, non si è fermata. Ne è conferma il recente singolo pubblicato da Luce Sia Emptiness Spheres che comprende 2 tracce provenienti dalle sessioni di registrazione del nuovo disco di cui però non ne faranno parte. In ogni caso ne costituiscono un gustoso anticipo. Per l’occasione, oltre a Bandera e Bernocchi, troviamo Bruno Dorella alle percussioni. Il concept alla base del lavoro è incentrato sul concetto di “vuoto”. La title-track inizia con atmosfere non lontane dalla cosmica tedesca per poi avventurarsi in territori inesplorati con ritmiche marziali, voci minacciose e atmosfere inquietanti. L’altra traccia “Imploded Orchard” è caratterizzata invece da ambientazioni cibernetiche e cyberpunk. Disponibile su Bandcamp: https://lucesia.bandcamp.com/album/078-sigillum-s-emptiness-spheres.