I Deadburger (o meglio Deadburger Factory come si chiamano attualmente) sono quasi un’anomalia nel panorama musicale underground italiano. La loro musica non ha nessun potenziale commerciale ma di questo loro non si curano. Il gruppo fiorentino, lungo il corso della sua carriera, ha spaziato da un’electro-rock che forse doveva qualcosa ai Nine Inch Nails fino ad approdare, con il cofanetto La fisica delle nuvole (contenente 3 cd), a una concezione di “musica totale” che univa il rock alla sperimentazione senza tralasciare gli intrecci con l’arte visuale (come testimoniano i loro ultimi prodotti curati maniacalmente, sotto questo aspetto, dal fumettista Paolo Bacilieri). Non si trattava di un ascolto facile: in particolare il secondo cd (molto elettronico) era ostico e conteneva musica composta per il teatro. Filosoficamente il lavoro non era molto distante da certo rock impegnato degli anni ‘70 come il filone del “rock in opposition” (rappresentato qui in Italia dagli Stormy Six ) e in qualche modo, almeno nello spirito, ne costituisce l’ideale evoluzione. L’esperienza de La fisica delle nuvole non è andata perduta ed è servita per il nuovo disco La chiamata, appena uscito per la Snowdonia che, in un certo senso, è speculare a quel lavoro. In effetti loro stessi, nel presentare La chiamata, lo definiscono come “la seconda faccia del dittico Mirrorburger. Rispetto al box La fisica delle nuvole, è l’altro lato dello specchio”.

Sulla copertina troviamo raffigurata l’immagine di uno sciamano aborigeno e nel booklet viene citato lo splendido film di Peter Weir L’ultima onda in cui si criticava il modo di vivere occidentale e dove si profetizzava l’avvento dell’Apocalisse (che in fondo stiamo vivendo in questo periodo). Musicalmente questo si traduce in un massiccio uso  delle percussioni il che (come la presenza di Alfio Antico al tamburo) dona un carattere tribale e rituale all’album. Rispetto a La fisica delle nuvole il disco è composto interamente da canzoni ma ciò non significa che ci troviamo di fronte ad una sterzata verso un sound più facile. In apparenza questi brani hanno un impatto immediato (potrebbero ricordare alla lontana qualcosa del Teatro degli Orrori) ma questa caratteristica rischierebbe di essere fuorviante facendo pensare ad un tipo di ascolto “facile”: per essere apprezzata pienamente la musica contenuta in La chiamata ha invece bisogno di essere assimilata gradualmente. Ad ogni nuovo ascolto (come negli album più interessanti) emergono particolari inediti. La prima traccia “Onoda Hidoo” è molto potente con il basso pulsante e le ritmiche ben in evidenza (ma d’altra parte in tutti le tracce troviamo la doppia batteria) ed è esemplificativo del sound dell’album. Il testo (le liriche sono tutte in italiano) è provocatorio: Onoda Hidoo era il famoso soldato giapponese che, ancora 30 dopo la fine della seconda guerra mondiale, rifiutava di arrendersi pensando che il conflitto non fosse mai terminato. La successiva “Un incendio visto da lontano” inizia in maniera pacata e poi si evolve verso territori vicini al progressive. La title-track presenta ancora una ritmica ipnotica e di ferro mentre la voce declama ossessivamente. “Tryptich” è invece pura avanguardia: si tratta di una cover di Max Roach (basata su percussioni e voci) che è stata completamente snaturata fino a renderla irriconoscibile usando campionamenti di artisti di avanguardia come Iannis Xenakis e il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza: l’effetto è straniante e mi ha ricordato alcune sperimentazioni anni ‘70 dei Faust e degli Henry Cow. “Tamburo sei pazzo” inizia sempre con sonorità ostiche e ipnotiche per poi avvicinarsi a soluzioni avant-jazz mentre in “Manifesto Cannibale” la musica è liquida e il finale è decisamente psichedelico. “Blu trasparente” chiude il disco in un tripudio ritmico con i fiati protagonisti.

La musica dei Deadburger è difficile da definire e incasellare e questo è sicuramente un pregio. Il rischio, in questi casi, potrebbe essere quello di non avere una individualità precisa ma il gruppo di Vittorio Nistri ha per fortuna un suono originale che lo rende unico e lontano anni luce dalla musica di massa. Di gran pregio la veste grafica dell’album, un cofanetto in PVC serigrafato da custodire religiosamente. Disponibile su Bandcamp: https://snowdonia.bandcamp.com/album/la-chiamata-2.