Der Blutharsch: The Track Of The Hunted

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Albin Julius, con la sua creatura Der Blutharsch, è stato la figura di riferimento della scena martial-industrial. Nei suoi dischi ha trasfuso l’amore per l’iconografia degli anni ‘20 e ‘30 del nazismo e del fascismo. Indubbiamente per questo aspetto, all’epoca, era molto criticabile ma oggi le cose sono cambiate nonostante qualcuno faccia finta di non vederlo. Ormai da qualche anno i Blutharsch hanno allungato il nome (Der Blutharsch And The Infinite Church Of The Leading Hand) e cambiato il genere diventando adepti del culto della psichedelia, dei 13Th Floor Elevators e del Krautrock e dimostrando sempre grande classe ed energia. Ma, guardando indietro nel tempo, la loro discografia contiene delle vere e proprie gemme del martial-industrial. In particolare riluce di un’aura oscura e corrusca The Track Of The Hunted. Rispetto al pur compatto esordio (ricordo che il primo disco doveva restare, nelle intenzioni di Albin Julius, un unicum) e al successivo (e meno riuscito) The Pleasures Received In Pain questo terzo disco suona più maturo e corposo. Vengono messi da parte tutti gli elementi decorativi meramente propagandistici in favore di una maggiore musicalità. Il nostro è un grande fan di Richard Wagner e questo emerge prepotentemente da queste composizioni (come da tradizione Blutharsch senza nome). L’effetto di questa musica, in effetti, è catartico: sembra di ascoltare Wagner in salsa Martial-industrial!

La prima traccia è introdotta dal rumore di una bottiglia stappata e dal vino che riempie un calice per un brindisi dai contorni foschi e ambigui. Poi una sirena antiaerea (e un canto da operetta) ci portano direttamente all’epoca della seconda guerra mondiale, quando Berlino era sottoposta alla furia distruttrice dei bombardamenti alleati. Quindi gli archi prendono il sopravvento per creare un clima da tregenda. La quinta traccia è marziale e decisa, molto crucca nello spirito mentre nell’ottava una voce glorifica il Terzo Reich e la musica è dirompente nel suo incedere. La nona è un momento folkloristico: una canzonetta nazista pescata da Albin Julius in qualche negozio nostalgico. L’ultima traccia è un vero e proprio delirio caratterizzato da campionamenti elettronici, da ritmi marziali, da sonorità post-industriali e “wagneriane” e da un’epica passatista e lugubre. Nella parte finale le atmosfere diventano dark-ambient. C’è anche spazio per una ghost-track sempre nello stesso “mood” di questo splendido album.

Le polemiche che hanno investito questo progetto, pur essendo comprensibili, rischiano purtroppo di sminuire quella che è stata la validità musicale dei Blutharsch. Il talento di Albin Julius è innegabile come ha dimostrato nelle 2 collaborazioni con nei dischi dei Death In June Take Care And Control e Operation Hummingbird in cui il suo contributo è stato decisivo e che, a mio parere, rappresentano gli ultimi lampi di luce nella carriera di Douglas P.. Disponibile su Bandcamp: https://derblutharsch.bandcamp.com/album/the-track-of-the-hunted.

 

 

 

 

 

 

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