Quando tutto sarà finito, perchè tutto finisce, prima o poi, compileremo il bilancio di questi mesi. Tireremo una linea. 

Quanti “dischi da lockdown” avranno ancora un senso? Ho compilato una breve lista di ciò che probabilmente rimarrà, resisterà al Tempo ed al suo scorrere che tutto porta via, a volte travolgendo, altre semplicemente lasciando scivolare.  

Dead air dei Katatonia sarà uno di questi (dischi).  

Il curricolo lungo non esente però (sono esseri umani, non divinità infallibili) da sbandamenti seppur momentanei e di leziosaggini (l’ultima parte di carriera), e sopra tutto una visione netta, un approccio a temi come disincanto e disillusione che è parte naturale ed imprescindibile della loro complessa narrativa. La depressione cantata, indagata con uno scavo nel profondo dell’animo umano senza assumere pose di comodo. Jonas Renkse non deve vestirsi e truccarsi da c…. (perdonatemi), da pagliaccio per far colpo su schiere di fan che lo seguiranno così per tutta la vita, per assurgere allo status di immortale che sfida così l’incalzare delle stagioni della vita. Della posa si può fare a meno, non della dignità con la quale si affronta tutto, il bene ed il male. Non è un musicista da poster da cameretta, quello che la madre sospirando trae dal cassetto per mostrarlo alla figlia adolescente, per condividere con lei brandelli di un passato che, si rassegni, non tornerà mai più. Mai più. Finito. 

Egli ed il suo sodale Anders Nystöm sono degli attenti osservatori. Condotta ideale per affrontare una prova come il “live da lockdown”. Essi hanno studiato e messo a frutto. I Candlemass ed i Tiamat (brani o solo porzioni di essi palesano delle simiglianze con la band di Johan Edlund che vanno considerate frutto di affinità innegabili, non di comodo plagio, ed il ricorso iniziale a soprannomi è altro tratto comune ai due complessi), i Fields of the Nephilim (“Elizium” è più che una presa d’atto formativa) e risalendo fino a The Sisters of Mercy, la stretta non troppo forte con l’alternative americano (Tool ed A Perfect Circle, naturalmente, ma non solo) e sopra tutto Steven Wilson ed i Porcupine Tree dei quali i due sono stati attenti e rispettosi discepoli.  

Sempre diversi, i Katatonia. A differenza di tanti, troppi colleghi che hanno edificato intiere carriere ultradecennali su un disco od una manciata di canzoni, Renske/Nyström hanno scelto di percorrere ogni volta una strada diversa. Spiriti indagatori, si sono assunti il rischio di giuocarsi una parte di sostenitori (forse…), per guadagnarne altri (sicuramente). Che il saldo penda per il dare o per l’avere, questo non pare suscitare loro alcun interesse. Si va avanti, comunque. Come di questi tempi, no? 

Aprendo i loro archivi si ha la sensazione di trovarsi dinanzi ad un corpus narrativo complesso dallo sviluppo però lineare. Una lunga cicatrice che taglia in due l’anima. Il dolore che non è fisico, ma è intimo, una lama conficcata nel cuore, nella coscienza, cantato in prima persona. Una voce accompagnata da un suono che da sublime si trasforma in minaccioso, pesante, asfissiante. Una svolta repentina che ti fa sbattere contro un muro che ti respinge indietro, di nuovo tra le braccia della prostrazione. Nessuna possibilità di fuga, nessuna alternativa se non quella di rassegnarsi, di cedere. Di osservare, di analizzare. Il disincanto.  

Le liriche, le parole urlate o sussurrate. Una mano tesa all’altro, una speranza salvifica, ovvero l’accettazione della fine. Testi ora più immediati, grezzi financo rabbiosi, altrimenti più raffinati, introspettivi. Mutamenti d’umore che si susseguono, titolo dopo titolo, anche all’interno d’una sola opera.  

Non so cosa Dead air significherà per voi, non posso saperlo, nemmeno lo voglio. Ogni uno lo giudicherà secondo il proprio metro. Tenetevelo per voi, vi prego, fatevi questo lavoro.  Da parte mia so solo che ancora non riesco ad allontanarmi, a separarmi da lui. Ci sono dentro, immerso nel suo fluido. E’ un difetto che devo ammettere. Mi ripeto troppo spesso, lo so. Anche stavolta, Dead air m’accompagna col flusso delle sue note nel corso di passeggiate serali alle quali non rinuncio mai. Come “Sentimentale/Jugend” dei Klimt 1918, come i Novembre, complessi attenti alla forma ed alla sua esposizione che ai Katatonia qualcosa devono. Loro e tanti altri. Come Mikael Äkerfeldt non a caso altro attento allievo di Wilson, il punto di contatto fra l’elaborata tessitura dei PT e l’approccio visionario dei Katatonia che al suo punto di fusione diede corso ad una porzione di carriera fecondissima per gli svedesi.  

Venti tracce, scegliete voi il formato che più v’aggrada. La visione dei Katatonia è tutta qui, custodita in queste venti tracce. La limatura di ferro nu-metal di “Leaders”, il post-rock, la progressione continua, l’epica corrusca di “Teargas”, le pause e le riprese. Le sferzate di “Ghost of the sun”, l’accartocciarsi su sé stessa di “Old heart falls”, “Lacquer” ed “Omerta” l’una di seguito all’altra, la marcia imperiosa di “The racing heart” e le sue pause, l’intreccio sottile di “Evidence” ed il sangue che scorre con i titoli di coda (“Behind the blood”). Le luci non si spengono, perché nessuno le ha mai accese. Finisce tutto così. Sospeso, come il Tempo in questi giorni di segregazione, di isolamento. Giorni di paura, nascosti dietro le maschere che indossiamo. E che rendono ancor più importante lo sguardo. Gli occhi. Quelli che osservano lo scorrere degli eventi. Quando potremo liberarci di questo fardello? Lo vogliamo davvero? 

Dead air. L’attimo che si frantuma, nell’attesa che tutto torni come prima, senza averne però la minima certezza.   

“Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire.” 

Personale:
Jonas Renksevocals
Anders Nyströmguitar
Niklas Sandinbass
Daniel Moilanendrums
Roger Öjerssonguitar 

 

 

Tracklist:
1. Lethean (Dead Air Session)
2. Teargas (Dead Air Session)
3. Serein (Dead Air Session)
4. Deliberation (Dead Air Session)
5. The Winter Of Our Passing (Dead Air Session)
6. Ghost Of The Sun (Dead Air Session)
7. The Racing Heart (Dead Air Session)
8. Soil`s Song (Dead Air Session)
9. Old Heart Falls (Dead Air Session)
10. Forsaker (Dead Air Session)
11. Tonight`s Music (Dead Air Session)
12. In The White (Dead Air Session)
13. Leaders (Dead Air Session)
14. Lacquer (Dead Air Session)
15. Omerta (Dead Air Session)
16. My Twin (Dead Air Session)
17. Unfurl (Dead Air Session)
18. July (Dead Air Session)
19. Evidence (Dead Air Session)
20. Behind The Blood (Dead Air Session) 

Note. 

Pubblicato il 13 novembre 2020. 

Regitrazione del live streaming del 9 maggio 2020, Studio Gröndal – Stoccolma (Svezia). 

Artwork di Travis Smith 

 

Per informazioni: http://www.peaceville.com
Web: http://www.katatonia.com