Selofan: Partners In Hell

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Il 2020 ci ha portato anche un nuovo album dei greci Selofan, progetto che seguiamo da tempo: Partners In Hell esce dopo circa due anni dal precedente Vitrioli, rispetto al quale presenta alcuni cambiamenti nel sound che, nel corso degli anni, rischiava seriamente di diventare monotono. Come i ‘compagni’ di etichetta Lebanon Hanover che, proprio quest’anno, hanno dimostrato di aver apportato delle novità al loro stile, anche i Selofan scelgono ora di arricchire la loro musica rendendola meno minimale ma riconfermandone la sostanza malinconica e romantica; i risultati del nuovo corso sono, a nostro avviso, positivi. L’opener “The Grey Garden” apre con ritmica sostenuta e il tipico mood cupo ma i suoni appaiono subito più elaborati e ben si adeguano al languore ostentato della vocalist. Poi, “Almost Nothing” si orienta verso un andamento più accelerato e ballabile, come del resto la seguente “There Must Be Somebody”, dalla melodia decisamente intrigante, mentre “Nichts” e, soprattutto, “Zusammen” accentuano il clima drammatico, sottolineato anche dall’uso della lingua tedesca, ideale per le atmosfere cupe e decadenti. “4 a.M.” è caratterizzata da un arrangiamento elettronico suggestivo quanto lugubre ma la successiva “Happy Consumers” mitiga l’oscurità proponendo un motivo più accattivante e una ritmica più vivace, mantenuta anche da “Absolutely Absent” che svela una connotazione ‘vintage’ molto particolare. Infine, l’impeto a colori post-punk di “Metallic Isolation” e l’andamento teso di “Auf Deiner Haut” concludono Partners In Hell qualificandolo come album dell’evoluzione e della maturità.

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