Più noti, forse, come Schonwald, Luca Bandini e Alessandra Gismondi rilasciano quest’anno l’album Toxic Behaviours con il moniker Shad Shadows. Si tratta, in verità, della terza release ma si è imposta all’attenzione generale per l’originalità del sound che, palesemente connesso alla tradizione ‘industriale’, ne confeziona una versione facilmente accessibile, ballabile e piacevolissima da ascoltare, dimostrando che per la creatività c’è spazio sempre e comunque. Spostandosi dalla darkwave malinconica degli Schonwald a cupe quanto consistenti sonorità elettroniche, i due Shad Shadows propongono qui la ricetta infallibile per irretire il popolo dark dei nostri giorni ovvero soluzioni minimali per colori ipnotici, con un tocco sperimentale che non guasta mai. Con l’opener “Daydream Monster” si apre così un mondo ‘sussurrato’ su un ‘tappeto’ di note tesissime, animato da una ritmica briosa che incalza soprattutto in chiusura. La seguente “Sad Bodies” insiste su canoni di convulsa vitalità, con suoni adatti al dancefloor, mentre poi, “Fight the Dragon” ristabilisce il dominio dell’oscurità nonostante vi echeggino reminiscenze kraftwerkiane e “Complication”, a quell’oscurità, aggiunge un tocco di impeto electro; “Bound” evoca fumose visioni da ‘club’. Si torna quindi ad una formula electro dal sapore ‘vintage’ con “Leader” e la stessa formula troviamo in “Golden Field”, ma arricchita da sfumature pop; poi, bypassato il mood sinistro di “Catch Fear” e le sonorità oscure ma agili e dinamiche di “The Grace”, “Magic Celestya” conclude in stile ‘futuribile’ e ritmo nervoso e inquietante un disco riuscito e convincente .