Sopor Aeternus & The Ensemble Of Shadows: Island Of The Dead

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Con Sopor Aeternus non sono possibili compromessi: o lo si ama o lo si odia. In un certo senso la creatura di Anna Varney Cantodea rappresenta l’essenza del gotico: la sua è una proposta particolare che si rivolge agli amanti dell’occulto e delle sensazioni forti, ai feticisti, ai collezionisti del bizzarro e del macabro e a quanti amano la vera arte. Leggendari alcuni suoi cofanetti che contenevano terra del cimitero, indubbiamente un feticcio che avrà mandato in visibilio i necrofili. I Sopor Aeternus sono il classico nome di culto. Il rischio, in questi casi, è che tutto quello che fa da contorno, il contesto insomma, faccia passare in secondo piano la musica. E questo è un vero peccato in quanto la qualità dei loro album supera di qualche spanna quella di molta produzione dark wave. Per qualcuno Sopor Aeternus è troppo arrangiato ma, a mio avviso, questo è proprio il suo pregio. Nell’ultimo disco “Death And Flamingos” traspariva una certa semplificazione delle strutture e le sonorità si avvicinavano, in alcuni frangenti, al death-rock.

Nel nuovo disco Island Of The Dead (la mente va subito al celeberrimo dipinto di Arnold Böcklin amato da Adolf Hitler) si nota invece un ritorno, almeno in parte, al tipico sound rock cameristico di Sopor Aeternus anche se troviamo comunque, fra gli strumenti usati, chitarra elettrica, basso, batteria e synth. La traccia iniziale “Minotaur” è esemplificativa del loro sound: l’inedito suono del dulcimer all’inizio dona un tocco inedito poi le atmosfere diventano gotiche (perfette per accompagnare la lettura di Edgar Allan Poe) e regali con la voce di Anna Varney sempre carismatica. La successiva “Poison” è più semplice e si avvale di un bel basso. “Black Magic Spell” è cameristica e oscura, a mio avviso uno dei vertici dell’album con un bel finale con gli archi in primo piano. Il basso di DeathHouse è invece molto post punk e questa canzone piacerà sicuramente agli amanti del genere. Le campane a morto introducono “Mourning”, una traccia molto ariosa e “classica”. Anche “Saturn Rising”, introdotta dal suono di un Carillon, è un altro momento intenso. La chiusura è affidata alla sontuosa “Goodbye, caratterizzata dal suono antico e senza tempo del dulcimer ben in evidenza.

Nel complesso Island Of The Dead è un disco valido anche se, in alcuni tratti della parte centrale, si avverte un calo di tensione. Tuttavia i fan di Sopor Aeternus sapranno apprezzare. Disponibile su Bandcamp: https://soporaeternus.bandcamp.com/album/island-of-the-dead-2020.

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