The Obsessed: Incarnate

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Scott Wino Weinrich vive letteralmente immerso in una sorta di liquido amniotico che è la “sua” musica. E’ un solido americano del Maryland, per il quale la parola Libertà assume un significato assoluto, per noi europei nemmeno troppo chiaro. Un bene da difendere a qualsisia costo. Anche pagandone lo scotto. Egli rappresenta uno dei più puri esempi di musicista dedito ad un genere che gli appartiene non per appropriazione di un modello, bensì perché è parte della sua anima. Tormentata come tutte quelle di chi non scende a compromessi, mai. I riflettori che si accendono sulla sua figura non sono quelli dei prosceni importanti. Luci sfavillanti, pose e costumi studiati. I palchi che accolgono lui e le sue band sono quelli dei piccoli teatri, dei locali di provincia, ovvero di quartieri periferici. E’ su quelle assi che egli esprime la sua Arte, il suo disagio, il suo vissuto. Egli come pochi altri (Bobby Leibling è uno di questi). Capace di risollevarsi da cadute rovinose (condanne per rapina a mano armata a negozi di superalcolici ed arresti per possesso di sostanze illecite sono solo due capi di un elenco che è ben più esteso), trovando la forza nella sua musica. Nel doom 

Non è necessario rallentare il ritmo fino all’esasperazione, grugnire la propria sofferenza rendendola un rantolo gorgogliante incomprensibile, mostrarsi afflitti allo scatto del fotografo, assisi dinanzi ad un tumulo in pietosa cogitazione. E’ “anche” questo il doom, figura romantica che non possiamo certo scindere. Ma a Scott Wino Weinrich di Rockville, MD, come ai pochi altri ai quali accennavo qualche riga sopra, questo corollario non interessa. Essi semplicemente il doom lo vivono.  Essi sono il doom 

The Obsessed e Saint Vitus sono medaglie pesanti che per molti suoi colleghi sarebbero ben sufficienti da esibire. Ma perché citare tutti i progetti sui quali ha impresso i natali, od ai quali ha prestato il proprio nome? Rischieremmo di cadere nell’ovvio, nella citazione di comodo che fa il facile gioco del superficiale. Necessario andare più a fondo, oltre alle sigle. Appropriarsi dei testi delle canzoni, scavare nei loro contenuti. Venti tracce che costituiscono una parabola dal corso definito, chiaro. Quello di una vita, di eccessi lontano dalle cronache e di riconoscimenti sovente postumi, ma importantissimi perché segno di deferenza. Le cover di Lynyrd Skynyrd e di Grand Funk Railroad a fornire più d’un semplice indizio. Il rock polveroso, inquietante, autenticamente ribelle ed incompromesso. Con i Sabbath, quelli ancora poveri, arrabbiati, affamati, a riferimento, certo, ma non solo (“Spirit caravan”). Le note a corollario delle tracce a rifinirne i contorni. Un’ideale di musica condivisibile o meno, a seconda delle proprie inclinazioni, però, sia chiaro, non passibile di critiche.  

La rabbia (“Fears machine”). La vita al limite (“Streetside”). L’hardcore punk (Washington DC è ad un passo). Il tormento, la sofferenza interiore. La droga e l’alcool. Perchè? Per chi? Per sé stesso, per la musica, per gli Obsessed. La Fortuna ad un passo, la major che prima solletica le tue fantasie poi ti scarica, troppo difficile da gestire e troppo risicati i margini di profitto. Altri hanno capitalizzato il momento di notorietà, Wino no. Arrivato troppo tardi, o troppo in anticipo? Comporre e suonare, a lui altro non importa. E la Libertà, sopra tutto. 

Pentagram. The Obsessed. Saint Vitus. Trouble. I quattro punti cardinali del doom americano. Perdenti, derelitti, ma capaci, sempre, di risollevarsi dalla polvere.  

Incarnate come sunto, ma anche come mappa per un lungo viaggio, iniziato nei primi ottanta e non ancora giunto a destinazione. Perché Wino si fermerà solo quando verrà chiamato. Dove e da chi lo avete capito.  

Compilation che venne pubblicata nell’ottobre del 1999 via Southern Lord Records dalla quale questa edizione patrocinata dalla Blues Funeral Recordings di Albuquerque, Nuovo Messico, riprende la scaletta, modificandola ed ampliandola. Gli Obsessed, Scott Wino Weinrich, la sua voce, la sua chitarra ed i suoi fedeli amici. Alcuni non ci sono più. Altri lo seguono ancora. Sempre pochi. I migliori.  

Il doom. Il Maryland, l’Old Line Free State. La Libertà. Scott Wino Weinrich. 

 

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