Brendan Perry: Songs Of Disenchantment - Music From The Greek Underground

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Qualche anno fa in un viaggio a Creta durante una cena in un locale tradizionale ho avuto l’occasione di assistere a un interessante e coinvolgente concerto di rebetiko, la più importante musica popolare greca. Entrato nel 2017 nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO perché contiene “inestimabili radici nei costumi, gli usi, le tradizioni e il modo di vivere specifico, ma soprattutto è una tradizione musicale viva, con un forte carattere simbolico, ideologico e artistico”, il rebetiko nasce alla fine dell’800 nelle prigioni dove i detenuti cantavano il loro dolore e il loro rimpianto.

Per lungo tempo è stato suonato in locali malfamati da persone umili ed emarginate, come i greci profughi dall’Asia Minore che raccontavano la nostalgia per i propri paesi.  Si tratta perciò di una musica intensa, a tratti estremamente malinconica e struggente, ma anche molto passionale, che oggi viene ancora suonata nelle taverne e nei locali più tradizionali, anche se lo spirito originale  è del tutto scomparso.

Per suonare il rebetiko viene utilizzato principalmente il bouzouki, che ricorda nell’aspetto il mandolino, oltre al baglamadaki, una piccola lira,  cui si aggiungono altri strumenti caratteristici come il santouri e il kanonaki (due particolari strumenti a corda), l’oud e lo tzouras (simili al bouzouki) e il tumbeleki (una specie di tamburo).

A questa importante tradizione musicale greca fa pertanto riferimento Brendan Perry nel suo ultimo lavoro da solista Songs of Disenchantment: Music from the Greek Underground, tanto che nella presentazione dell’album racconta come abbia ascoltato per la prima volta il rebetiko alla fine degli anni ‘70 nei caffè greci della Melbourne suburbana. Qui infatti  si riunivano i migranti residenti in Australia, soprattutto gruppi di uomini anziani che giocavano a Tavli, il  gioco popolare greco simile al backgammon, bevendo ouzo e suonando la loro musica tradizionale. Il suo amore per il rebetiko è poi continuato nel corso degli anni alimentato dai  viaggi in Grecia, così da diventare collezionista  di musica, di  strumenti tradizionali e memorabilia varie. 

Questo percorso culturale è culminato ora nel desiderio di cimentarsi nella registrazione di nuove versioni di canzoni tradizionali  cantate per la prima volta in inglese, anche allo scopo di far conoscere il rebetiko a un pubblico anglofono. Da tali premesse nasce Songs of Disenchantment: Music from the Greek Underground, un album in cui il suadente cantato di Perry ben si adatta alle tonalità della musica rebetika, ricostruita filologicamente, in cui si alternano canzoni  dal sapore di malinconica bellezza, come “Bring me a cup of wine”, “Gipsy girl”, e “The Hash-den Owner”, peraltro molto in linea con le sonorità delle recenti produzioni dei Dead can Dance, a pezzi dal sapore più tradizionale come “In the basement”,  “Memetis” , “In the city ‘s Hamman”, “Tonight in your neightbourhood”, “You were barefoot” e “Christos, play the bouzouki”. Interessanti anche i testi che trasportano in una Grecia notturna ed evocativa, all’interno di fumosi locali degli anni ‘20 o ‘30 in cui godere dell’esistenza tra cibo, alcool e danzanti gitane.

Sicuramente  un lavoro appassionato e  affascinante, che non mancherà di apprezzare chi ama il lato più etnico delle produzioni dei Dead Can Dance. Da sottolineare infine la dedica del disco a tutti i rifugiati del passato, presente e futuro, di cui anche Brendan Perry si sente parte.

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