I Der Blutharsch sono stati un punto riferimento all’interno della scena martial-industrial. All’epoca Albin Julius era molto appassionato all’iconografia degli anni ‘20 e ‘30 che ha pesantemente utilizzato in tutti i suoi dischi. Gli album dei Butharsch erano caratterizzati da un suono unico, oscuro e sporco, un post industriale apocalittico e marziale che faceva largo uso di campionamenti orchestrali. L’estetica iconografica dei Blutharsch era palesemente un’apologia dei regimi totalitari. Ma d’altra parte l’area del neo-folk e del martial-industrial è molto orientata verso il pensiero della destra radicale a partire dal suo ex amico Douglas P. (il quale ha litigato un po’ con tutti). Non è così sorprendente che questi gruppi fra cui i Blutharsch hanno consensi fra le frange estreme anche se rimangono di nicchia. Tutto questo è un peccato e rischia di lasciare passare in second’ordine la musica. Ma poi è cambiato qualcosa nella mente di Albin Julius. Ha abbandonato l’epica e l’estetica guerrafondaia, ha allungato il nome in Der Blutharsch And The Infinite Church OF The Leading Hand e si è consacrato al rock, alla psichedelia e al culto dei funghi allucinogeni.

In realtà il cambiamento era già ben avvertibile nel disco The Philosopher’s Stone, uscito nel 2007. In questo lavoro rimane sempre riconoscibile il marchio di fabbrica dei Blutharsch fatto da un sound marziale e compatto senza fronzoli e molto efficace, energetico e crucco. Insomma per intenderci la forma rimane inalterata ma cambia la sostanza dei suoni che diventano decisamente più rock. È un disco liquido, le sonorità sono espanse e sembra che sia stato suonato sotto l’effetto dell’LSD. Vengono in mente gli Amon Düül II di “Phallus Dei” (il Cazzo di Dio) non tanto a livello di somiglianza musicale ma sicuramente nello spirito. Come d’abitudine le tracce non hanno titolo. La parte iniziale è dirompente nel suo incedere. La voce di Marthynna è invasata mentre la chitarra di Jorg B. è acida al punto giusto. Nella parte centrale la musica diventa meno deflagrante. La traccia finale di oltre 20 minuti è un puro delirio dove svetta il violino dell’ospite Matt Howden. Sembra di ascoltare la musica di una comune di sballati che hanno esagerato con le droghe. Questo è il punto di inizio della seconda fase dei Blutharsch. Da qui in avanti le cose non saranno più le stesse anche se ogni tanto il vizio ricompare come sulla copertina di Sucht & Ordnung raffigurante un omino stilizzato con la croce celtica mentre suona un tamburo.

Consigliato ai viaggiatori mentali, agli amanti del rock acido e delle visioni fantasmagoriche. Al di là di tutto loro sono bravi e sanno suonare.